Coronavirus, rivolta in carcere Rebibbia a Roma. Il Messaggero: “Ci sono evasi in fuga”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Marzo 2020 15:35 | Ultimo aggiornamento: 9 Marzo 2020 16:05
Cornavirus, disordini al carcere di Rebibbia a Roma: forse evasi in fuga

Cornavirus, disordini al carcere di Rebibbia a Roma: forse evasi in fuga

ROMA –  Disordini nel carcere di Rebibbia a Roma il 9 marzo. Dopo incendi segnalati alla polizia in prigione, Il Messaggero ha riferito che ci sarebbero detenuti evasi e in fuga su auto rubate una volta usciti dal penitenziario. 

I disordini nel carcere sono iniziati intorno alle 13,55, quando diverse squadre dei Vigili del Fuoco sono intervenute all’interno a seguito di alcuni focolai nei diversi bracci del penitenziario su richiesta della Polizia Penitenziaria. Presenti sul posto insieme ai carabinieri le squadre di Nomentano, Rustica, Funzionario di Guardia, capo Turno provinciale con l’ausilio di un’autoscala, un’autobotte, il carro teli, il carro autoprotettori e i Carabinieri.

I vigili del fuoco sono intervenuti intorno alle 14 nel carcere romano di Rebibbia dove i detenuti, nel corso delle proteste, avevano dato fuoco ad alcuni materassi. Sul posto gli uomini delle squadre di Nomentano e Rustica con l’ausilio di un’autoscala, un’autobotte e il carro autoprotettori. Sul posto anche i carabinieri.

Sono in corso proteste anche nel carcere romano di Rebibbia Nuovo Complesso, alcuni detenuti, a quanto si apprende, nel corso della mattinata hanno dato fuoco a dei materassi.

C’è anche un elicottero a monitorare lo stato di criticità in corso nel carcere di Rebibbia Nuovo Complesso. Ne dà notizia il sindacato Fsn Cisl Lazio che parla di “fumo all’interno del muro di cinta” e di disordini in corso a Regina Coeli e nel carcere di Viterbo. Per il segretario aggiunto dell’organizzazione sindacale Massimo Costantino, “occorre che le autorità tutte, in primo modo anche il Ministro della giustizia , mettano in campo ogni utile misura per garantire la salute e l’incolumità dei Poliziotti penitenziari e delle persone ristrette. Apprendiamo di rinforzi provenienti anche dal personale in servizio presso tale sede ma fatti rientrare dalle ferie o riposi. I motivi – si spiega in una nota – sono legati al limite dei colloqui con i familiari, dovuti alla situazione in ambito nazionale dovuti per contenere il contagio per il coronavirus”.

(Fonte Il Messaggero e AGI)