Costringeva il cugino minorenne a lavorare 16 ore: condannato per riduzione in schiavitù

Pubblicato il 17 Marzo 2010 19:12 | Ultimo aggiornamento: 17 Marzo 2010 19:12

La Corte d’assise d’appello di Bologna ha confermato la condanna a cinque anni e quattro mesi per il reato di riduzione in schiavitù o servitù per Hossain Md Shazzad, 39 anni, del Bangladesh, che dal 2003 fino al gennaio 2008 avrebbe fatto lavorare il cugino ora diciassettenne per 15 ore al giorno, dalle 6 alle 21, nel suo negozio di alimentari, picchiandolo con calci e pugni e minacciandolo con un bastone se le prestazioni lavorative non venivano considerate sufficienti. Il ragazzino non veniva nemmeno retribuito.

La conferma della condanna di primo grado del Gup Gabriella Castore, col rito abbreviato, era stata chiesta anche dal Pg Mauro Monti. Confermata pure la provvisionale di cinquantamila euro, come chiesto dalla parte civile sostenuta dall’avvocato Donatella Ianelli. Il ragazzino si trova tuttora in una comunità protetta sotto tutela del Comune di Bologna.

«La sentenza dimostra – ha detto l’avvocato Ianelli – che non si può far passare sotto il piano culturale, come ha fatto la difesa dell’imputato, un comportamento nei confronti di un minorenne che era la disposizione piena del suo destino presente e futuro». Arrivato in Italia nell’estate 2003, quando aveva 10 anni, ufficialmente per studiare, fin da subito il ragazzino era stato costretto dal cugino a lavorare.

L’incubo, per lui, era finito il 31 gennaio 2008 con l’intervento della polizia, che aveva arrestato Shazzad, titolare di un negozio in via Castiglione, nel centro di Bologna. A chiamare il 113 era stata una persona che aveva visto l’uomo inseguire il ragazzino, raggiungerlo e picchiarlo. Il processo di secondo grado era già cominciato il 25 settembre 2009 davanti alla Corte d’Appello che però si era dichiarata incompetente mandando tutto davanti alla Corte d’assise d’appello.

A inizio aprile dovrebbe finire un altro processo collegato a questo e che vede imputati altri tre immigrati provenienti dal Bangladesh per intralcio alla giustizia. Nei giorni successivi all’arresto di Hossain Md Shazzad avevano incontrato il ragazzino e gli avevano offerto denaro in cambio di una ritrattazione delle accuse.