Davide Bifolco ucciso a posto blocco: chiesti 3 anni e 4 mesi per carabiniere

di redazione Blitz
Pubblicato il 23 luglio 2015 22:49 | Ultimo aggiornamento: 23 luglio 2015 22:51
Davide Bifolco ucciso a posto blocco: chiesti 3 anni e 4 mesi per carabiniere

Davide Bifolco ucciso a posto blocco: chiesti 3 anni e 4 mesi per carabiniere

NAPOLI – Tre anni e quattro mesi di reclusione: il massimo della pena (5 anni) scontata di un terzo per il rito abbreviato. E’ la richiesta di condanna avanzata dal pm Manuela Persico per Giovanni Macchiarolo, il carabiniere che il 5 settembre dello scorso anno uccise il 17enne Davide Bifolco che non si era fermato ad un posto di blocco al Rione Traiano, alla periferia di Napoli. Davide era in sella al suo scooter insieme con altre due persone.

La sentenza è attesa per il prossimo primo ottobre, dopo l’arringa difensiva dell’avvocato Salvatore Pane. L’udienza ha vissuto momenti di concitazione quando il padre di Bifolco ha protestato con veemenza in aula ritenendo troppo esigua la richiesta di pena avanzata. Il giudice ha fatto allontanare i pochi familiari presenti in aula, costituitisi parte civile, ed ha sospeso il dibattimento per una decina di minuti. Davanti ai cancelli del Tribunale, presidiato da numerosi poliziotti, si sono radunati amici e parenti di Davide. Qualcuno ha inveito all’indirizzo delle forze dell’ordine.

Per la famiglia Bifolco, rappresentata dall’avvocato Fabio Anselmo, non si è trattato di omicidio colposo, quello sparato dal carabiniere a loro avviso non fu un colpo partito accidentalmente perché stava inciampando. La tesi della Procura è stata perciò confutata sulla base delle dichiarazioni di alcuni testimoni oculari e sulla interpretazione delle immagini riprese dalle videocamere e delle conversazioni registrate tra la pattuglia che intervenne e la centrale operativa. Per l’avvocato Anselmo, il processo è condizionato dal pregiudizio determinato dalla circostanza che i fatti sono avvenuti in un quartiere ”difficile” come il Rione Traiano dove è presente la camorra.

Davanti all’aula erano presenti anche Ilaria Cucchi e Claudia Budroni, sorelle rispettivamente di Stefano e Dino. Il primo morto in ospedale una settimana dopo l’arresto: una vicenda ancora in attesa di una verità giudiziaria sui presunti pestaggi subiti dopo la cattura. Il secondo ucciso da un colpo di pistola esploso da un poliziotto durante un inseguimento sul Grande raccordo anulare di Roma.

”E’ sempre la stessa solitudine che si prova in queste aule – ha detto Ilaria Cucchi – nel momento in cui le cosiddette vittime di ingiustizie, vittime di Stato vengono di fatto abbandonate dallo Stato, allora diventa importante essere uniti, far capire a queste famiglie che non sono sole. ‘Vittime come mio fratello Stefano e come Davide Bifolco muoiono due volte, gli schemi si ripetono in questi processi, siamo di fronte a quello che io chiamo il processo al morto, la vittima viene di fatto messa sul banco degli imputati perché spesso nell’immaginario collettivo si ha bisogno di dimostrare che il primo colpevole è il morto stesso. E questo è veramente terribile, umanamente inaccettabile da parte di una famiglia che ha già sofferto tanto”.