Discoteca Corinaldo: perché forse non è stato il peperoncino spray

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 dicembre 2018 11:25 | Ultimo aggiornamento: 11 dicembre 2018 11:25
Discoteca Corinaldo: perché forse non è stato il peperoncino spray

Discoteca Corinaldo: perché forse non è stato il peperoncino spray

ROMA – Sull’onda emotiva seguita alla tragedia dei cinque ragazzi e di una madre morti nella discoteca di Corinaldo (Ancona), si è forse dato eccessivo peso alla circostanza che qualcuno abbia spruzzato dello spray al peperoncino quale causa scatenante del panico e della ressa incontrollabile. 

Un minorenne è indagato per omicidio preterintenzionale, tre ragazzi lo indicano come colui che ha spruzzato lo spray e dato il via al fuggi fuggi generale, ma il pm del tribunale dei minori che ha emesso il provvedimento ci ha tenuto a chiarire che l’iscrizione nel registro degli indagati è un “atto dovuto” a garanzia del ragazzo perché è stato chiamato in causa “in modo assolutamente generico”, con accuse ancora “tutte da verificare”.

Andando avanti le indagini si aggrava viceversa la posizione dei gestori della discoteca. Gli inquirenti preferiscono parlare di concomitanza di cause, certo l’ipotesi del peperoncino spray è riduttiva, se non inconsistente. Troppa gente all’interno del locale, una pessima gestione dei momenti dell’evacuazione, lo spargimento “molto diffuso” di una sostanza urticante che non è certo addebitale ad una sola bomboletta da 15 ml di spray al peperoncino.

E poi, centinaia di ragazzi con problemi evidenti di respirazione: c’era qualcosa di altro che ostruiva i polmoni, può essere che l’impianto dei fumogeni non funzionasse a dovere. “Numerose decine di persone sono concordi nel dire che, intorno alla mezzanotte e mezza, nella sala principale si è verificato uno spargimento di sostanza con odore di peperoncino, o secondo altri di ammoniaca, mentre altri ancora hanno parlato di esplosione o di sostanze fumogene. A terra è stata trovata una bomboletta di spray al peperoncino. Questo ci induce a pensare che sia una possibile concausa dello spargimento della sostanza irritante, ma non esclude che ce ne possano essere state altre. Lo spargimento è stato molto diffuso in larghezza e in altezza”, dice il pm.

I gestori indagati invece dovranno spiegare parecchie cose: la vendita di biglietti, tre volte tanto la capienza massima del locale, un servizio di body guard improvvisato e fai da te con 4/5 amici al posto di professionisti. Soprattutto dovranno spiegare la presenza di un cancello dopo le porte di sicurezza: rampa e porte erano abbastanza ampie per un deflusso regolare, ma le vie di fuga erano ostruite, per questo si è creato quel collo di bottiglia mortale all’interno del giardinetto prospicente l’uscita.