Discoteca Corinaldo, il 17enne indagato nega tutto: “Non sono io l’incappucciato”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Dicembre 2018 9:06 | Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre 2018 9:06
discoteca corinaldo

Discoteca Corinaldo, il 17enne indagato nega tutto: “Non sono io l’incappucciato”

ROMA – Nega ogni accusa il ragazzo di 17 anni, di origini sudamericane, fermato da carabinieri per possesso di droga ed indagato come sospetto autore degli spruzzi di spray al peperoncino che hanno creato il panico nella discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo dove nella calca sono morte sei persone. “Non sono io l’ incappucciato che cercate…”, avrebbe detto ai Carabinieri poche ore dopo la tragedia.

Lui era ospite di due fidanzati maggiorenni a cui i militari hanno trovato due etti di cocaina in camera e per questo sono stati arrestati. Ma pure di questo il ragazzo si professa all’oscuro: “Mi sono trovato nel luogo sbagliato, al momento sbagliato e con le persone sbagliate, questa è la verità”, avrebbe detto all’avvocato difensore Martina Zambelli.

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A chiamarlo in causa, quella notte, tre testimonianze fornite “in modo assolutamente generico”, con “indicazioni non circostanziate”, hanno ripetuto il procuratore capo di Ancona Monica Garulli e la responsabile della Procura dei minori Giovanna Lebboroni.

Nessuna misura cautelare, perciò, è stata emessa contro di lui: “Infatti adesso si trova con sua madre in Romagna – dice la nonna del ragazzo -. Quella notte l’ha passata con la sua ragazza, non è andato a ballare a Corinaldo. Alcuni ragazzi puntano il dito contro di lui? Si sbagliano, semplicemente. Lui non c’era, grazie a Dio, per questo adesso non sono minimamente preoccupata e dormo tranquilla”. 

Gli inquirenti tutelano il minorenne, “tutto è da vedere” continuano a ripetere. Tra l’altro, quel ragazzo incappucciato che si vede nel video ormai diventato virale sui social, con una mascherina a proteggere la bocca e gli occhiali scuri inforcati, potrebbe anche non essere stato, in verità, il responsabile del panico generale che ha portato infine alla ressa fatale.

E anche l’ ipotesi che abbia agito con dei complici, ovvero che ci fosse al lavoro una banda per derubare chi ballava dopo aver inondato la sala con lo spray (due persone avrebbero denunciato di aver subito un furto), non viene esclusa da chi indaga ma per adesso non risulta nemmeno con evidenza. Gli inquirenti parlano, infatti, di “ipotesi fluida di reato tutta da valutare”.

“Come fanno a dire che ero io, sotto quella mascherina? – si lamenta il 17enne -. Poteva essere chiunque, in mezzo a quella calca, al buio, a quelle luci, come si fa ad accusare una persona così liberamente? Dovrebbero mettersi tutti una mano sulla coscienza”.