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Elisabetta Tulliani e la casa di Montecarlo: era lei il garante per le banche

Elisabetta Tulliani e la casa di Montecarlo: era lei il garante per le banche

Elisabetta Tulliani e la casa di Montecarlo: era lei il garante per le banche

ROMA – Elisabetta Tulliani e la casa di Montecarlo: era lei il garante per le banche. Secondo la Procura Elisabetta Tulliani, sorella di Giancarlo e compagna dell’ex leader di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini, avrebbe chiesto e ottenuto le referenze per aprire i conti correnti delle società offshore che hanno acquistato la famosa casa di Montecarlo ereditata da An.

Due le lettere di referenza trovate nell’archivio di Francesco Corallo, l’ex re delle slot machine arrestato alle Antille olandesi nell’ambito dell’inchiesta su una evasione fiscale da 200 milioni di euro, riciclaggio, peculato e altri reati. Una della banca Unicredit, l’altra dell’avvocato Luigi Giuliano: in entrambe si attesta la correttezza e la puntualità della Tulliani. Le due lettere consentono alla Procura di affermare che la Tulliani “appare essere coinvolta nelle società offshore Printemps Ltd e Timara Ltd”.

Cioè le due sigle che hanno fatto da schermo all’acquisto della casa di Montecarlo da parte dei Tulliani. Finanziato con i soldi di Corallo.
La Printemps ha comprato l’appartamento di Boulevard Princesse Charlotte 14 per 300 mila euro l’11 luglio 2008, che da questa viene trasferito alla Timara il 15 ottobre successivo, per 330 mila euro. (Giovanni Bianconi, Corriere della Sera)

Il ruolo dei Tulliani. Giancarlo Tulliani, secondo quanto ricostruito, avrebbe messo a disposizione di uno degli arrestati, Rudolf Baetsen, legato all’imprenditore Corallo, due società offshore per poter far transitare i soldi destinati alle Antille. Dal canto suo Baetsen si sarebbe mosso per finanziare l’acquisto dell’appartamento di Montecarlo che era stata di proprietà di An attraverso tre società offshore riconducibili allo stesso Tulliani.

Su questo fronte una svolta importante è arrivata nel corso di una perquisizione svolta novembre del 2014 presso una abitazione di Corallo, in piazza di Spagna a Roma. In quella circostanza gli inquirenti misero le mani su un pc dove erano presenti file che rendicontavano movimenti finanziari delle società riconducibili al “Re delle slot”. Tra le varie voci anche una che portava a Sergio e Giancarlo Tulliani.

Corallo avrebbe accreditato ai Tulliani, su un conto corrente estero, circa 2 milioni e 400mila euro per una consulenza che gli inquirenti giudicano fasulla. Nel pc in possesso a Corallo quel passaggio di denaro e “giustificato” con la dicitura: “liquidazione attività estere – Decreto 78/2009, 2,4 milioni di euro”. Il decreto in questione è quello approvato nel 2009 e che garantiva ai concessionari dei video slot la possibilità di accedere, tramite specifiche garanzie, ai fondi per l’acquisto e per il collegamento delle slot.

 

 

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