Emanuela Orlandi e José Garramon fra Condor e Clamor. Sud America sporca guerra

di Antonio Goglia
Pubblicato il 9 settembre 2013 5:47 | Ultimo aggiornamento: 9 settembre 2013 8:15
Emanuela Orlandi e José Garramon fra Condor e Clamor. Sud America sporca guerra

Emanuela Orlandi: vittima della sporca guerra in America Latina?

Antonio Goglia, ex carabiniere di S. Giorgio a Cremano (Napoli), appassionato investigatore del mistero della scomparsa di Emanuela Orlandi, ha inviato numerosi articoli a Blitzquotidiano,  per esporre le sue teorie e piste. 

Le argomentazioni proposte e sostenute nei precedenti interventi già pubblicati da Blitzquotidiano trovano nel presente articolo ulteriori conferme derivanti dalle dichiarazioni di Marco Fassoni Accetti che hanno legato le tristi vicende dei due adolescenti e fornito una nuova ed efficace chiave di lettura del mistero della scomparsa di Emanuela Orlandi che, adesso, può essere collocata tra le attività poste in essere da un movimento finalizzato a contrastare le operazioni dell’ Alleanza Del Condor (A.D.C.) di cui, invece, si sostiene, restò vittima José Garramon. 

Nascosta dal silenzio sul sequestro della giovane cittadina vaticana c’è dunque la “Santa Alleanza” tra l’amministrazione U.S.A ed il Vaticano volta a sostenere i governi di segurança nacional sudamericani riuniti sotto l’egida dell’ Alleanza Del Condor (A.D.C.) e a scongiurare l’affermazione del comunismo in America Latina.

Il sequestro di Emanuela non è, d’altra parte, che un singolo episodio della resistenza clandestina di religiosi, missionari, diplomatici e sportivi sudamericani al programma dell’Alleanza Del Condor. Infatti, alcuni elementi di indagine sono particolarmente eloquenti in merito. Nella telefonata effettuata dai sequestratori all’avvocato Egidio, legale degli Orlandi, il 27 ottobre 1983, l’Amerikano afferma:

…..”finora, qui in Italia esistono tre vittime, finora sono state vittime create con incidenti che sembravano incidenti (…) ora inizieremo a creare delle soppressioni in cui si può verificare la presenza chiara nostra (…) entriamo in un nuovo periodo”…..

Ancora, desidero citare un brano della lettera ricevuta dal giornalista della CBS, unica emittente che forniva notizie dall’estero in Brasile, Richard Roth lo stesso 27 ottobre 1983:

…..” ritenendo praticabile la possibilità di condurre le operazioni di consegna del detenuto Mehmet Alì Agca in veste riservata prelevammo nel corso del maggio 1983 la cittadina italiana Gregori Mirella (…) prelevammo sempre nel corso del maggio 1983 due cittadine di nazionalità statunitense (…) promuovendo trattative interpersonali con funzionari dello Stato Vaticano, dell’Ambasciata degli U.S.A. Emergeva la volontà dei suddetti funzionari di non rapportare la questione alle alte gerarchie (…) conducevamo le medesime a soppressione”…. 

Anche una lettera anonima pervenuta al programma “Chi l’ha visto”, mai pubblicata, ma che ebbi modo di leggere, chiaramente redatta da un prelato sudamericano come concludemmo con un noto giornalista che me la mostrò, riferiva di morti improvvise come quella del cardinale Pericle Felici e ascrivibili alle attività di una fronda estremista.

Da quanto riportato sembra evidente che solo la ben nota trentennale opera di depistaggio e la fuorviante richiesta della “consegna” di Agca, che alludeva allo status dei prigionieri politici, hanno potuto nascondere all’opinione pubblica che la vicenda della giovane Orlandi non è che uno degli atti criminosi attuati da un’organizzazione clandestina e massonica decisa a praticare una strategia della tensione nei confronti dei governi U.S.A. e Vaticano che, l’uno promuovendo, l’altro assolvendo, consentivano lo sterminio di centinaia di oppositori politici in America Latina. Un’organizzazione clandestina e massonica come tutte quelle che nascono in un clima di oppressione politica, che hanno la necessità di nascondersi e i cui membri sono legati dal desiderio di realizzare un progetto comune.

Come detto, infatti, gli Stati Uniti al fine di arginare il dilagante comunismo in America Latina, ideologia che permeava la società agevolata dalla diffusione della c.d. “Teologia della Liberazione”, patrocinarono, secondo alcuni, ordinarono, secondo altri, un’alleanza criminale (J. Dinges- The condor’s years) destinata a perpetrare in tutto il mondo crimini di terrorismo, assassinio, arresti illegali, tortura, rapimento di minori e sparizioni..

Questa cospirazione ebbe il nome di Alleanza Del Condor.

Un telegramma inviato da Buenos Aires da un agente del F.B.I., Robert Scherrer, in relazione all’omicidio di alcuni uomini politici sudamericani chiarisce ancora meglio le finalità del “Condor”:

“Operazione Condor” è il nome in codice dell’accordo per la raccolta, lo scambio e la conservazione di dati concernenti i cosidetti “uomini di sinistra” (“leftists” nel testo originale) recentemente stabilito per la cooperazione dei servizi di investigazione sudamericani al fine di eliminare le attività marxiste.

Inoltre, l’ “Operazione Condor” realizza missioni congiunte contro obbiettivi (uomini di sinistra) nel territorio dei paesi membri dell’Alleanza Del Condor. Il Cile è la sede dell’Alleanza che include anche Argentina, Bolivia, Paraguay e Uruguay. Il Brasile ha sottoscritto un accordo per fornire supporto logistico e l’utilizzo del proprio territorio per le attività dell’ “Operazione Condor”.

Una fase ulteriore prevede l’eliminazione e il sequestro di dissidenti e “leftists” anche sul territorio di paesi non membri dell’ Alleanza e anche in Europa.

Dunque, l’operazione Condor fu una massiccia operazione di politica estera voluta, o sostenuta, dagli Stati Uniti e che vide impegnata in particolar modo la C.I.A nel sostegno delle dittature militari in sudamerica e, per converso, nel rovesciamento dei governi, invece, democraticamente eletti. Si ribadisce che questi piani furono messi in atto, sempre, mediante il ricorso sistematico alla tortura e all’omicidio degli oppositori politici anche oltre i confini dei paesi interessati. (Plan Condor: crimes whitout borders in Latin America. Marie Trigona).

Ai fini della presente esposizione si deve sottolineare che nell’Arcidiocesi di Boston, città importante nel “caso Orlandi”, sede della Chiesa Cattolica Americana si verificò all’inizio degli anni ’80 la “curiosa” compresenza dell’arcivescovo portoghese contrario alle dittature sudamericane Humberto Souza Medeiros e del suo vicario, ben noto uomo forte della C.I.A., l’allora vescovo, Bernard Francis Law. Non è difficile ipotizzare un nesso tra quest’ultimo, certamente al corrente delle attività del Condor, e le lettere provenienti dalla Stazione kenmore di Boston inerenti il caso Orlandi.

Souza Medeiros, vicino alle posizioni della resistenza brasiliana, morì nella capitale del Massachussets il 17 settembre 1983 …secondo le cronache….durante un’operazione al cuore…..(Sic!).

Ma torniamo al “Condor”, l’operazione prevista dall’ Alleanza fu attuata certamente anche in Italia. Già nel 1975 il giudice Giovanni Salvi iniziò un’indagine sul tentato omicidio del leader cristiano democratico cileno Bernardo Leighton scoprendo che la D.I.N.A.(Direccion de intelligencia nacional), la polizia segreta cilena attiva durante la dittatura, aveva affiliato un gruppo di terroristi italiani di estrema destra e, in particolare, tra questi, Stefano delle Chiaie. Il giudice Salvi raccolse un’ enorme numero di prove che consentì anche al governo cileno democratico, al termine della dittatura, di processare e condannare i più stretti collaboratori di Pinochet. Quindi il Condor raggiungeva i propri obbiettivi all’estero anche mediante gruppi locali affiliati.

Successivamente e analogamente proprio il procuratore Giancarlo Capaldo, attualmente incaricato delle indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, pochi mesi dopo l’arresto del dittatore cileno avvenuto a Londra nell’ottobre del 1998, aprì un nuovo caso che si intrecciava con le attività dell’ “Operazione Condor”.

In particolare il dott. Capaldo fu incaricato dal Ministero della Giustizia di trovare le prove di crimini commessi dal governo dittatoriale cileno nei confronti di cittadini italiani.

Il Pubblico Ministero andò oltre, espandendo l’indagine nei confronti delle alte gerarchie militari e delle forze di sicurezza di quattro paesi facenti parte dell’ ”Operazione Condor”: Cile, Uruguay, Argentina e Brasile. Tutte le prove raccolte arduamente dal giudice Salvi furono trasferite al procuratore Capaldo.

Quest’ultimo, che dovrà necessariamente esaminare anche le connessioni tra il caso Orlandi e la morte del piccolo Garramon, può dunque ben capire a cosa mi riferisco e conosce bene il contesto di persistente, severa e continuativa violazione dei diritti umani nel quale si svolsero le attività previste dall’ Alleanza Del Condor (A.D.C.).

Ricordiamole: assassinio, arresti illegali in stato di incommunicado, e quindi sparizioni, tortura e rapimento di minori.

È assolutamente probabile, quindi, che José Garramon sia rimasto vittima proprio di un’analoga azione “oltre frontiera” del Condor o, in sua vece, di un gruppo espressione dell’estrema destra italiana, un’azione volta a colpire o condizionare l’attività umanitaria e democratica svolta da suo padre Carlos, certamente un leftist”, un giovane di sinistra, attivo e intraprendente che muoveva i primi passi di una fulgida carriera di economista aspirando al ritorno delle istituzioni democratiche nell’intero “cono sudamericano”.

A proposito di Carlos Garramon, deve sottolinearsi che si tratta un ingegnere agronomo dell’ Università della Repubblica Orientale dell’ Uruguay con Master in Economia Agraria conseguito presso l’Università Cattolica del Cile nonché PHD in Economia Agraria dell’Università della Califonia, Campus di Berkeley. Funzionario e Consulente dell’ Organizzazione degli Stati Americano (O.E.A.), della Organizzazione per il Cibo e l’Agricoltura (F.A.O.) e della Banca Mondiale. Attualmente è presidente del gruppo di consulenza del Promesur, un centro per la promozione del commercio e l’investimento in Sudamerica.

Ma soprattutto, Garramon, è membro fondatore dell’ Esquel Group Foundation un’organizzazione fondata nel 1984 presente in Argentina, Brasile, Ecuador, Honduras e Uruguay che attraverso seminari, presentazioni e programmi di formazione promuove le politiche nazionali e le iniziative dedicate all’inclusione sociale e allo sviluppo sostenibile. Esquel Foundation favorisce, sin dalla sua fondazione e da ancora prima nella mente del suo fondatore, l’autogoverno e la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Realizza formazione all’imprenditorialità sociale per lo sviluppo delle comunità di base con particolare attenzione alle pratiche per rafforzare la società civile e la democrazia deliberativa.

Possiamo ancora chiarire che, precedentemente, prima ancora di essere nominato nel 1986 rappresentante dell’ Istituto Interamericano per la Cooperazione in Agricoltura (I.I.C.A.), e prima della nascita del gruppo Esquel, Carlos Garramon si trovava a Roma nel 1983 in qualità di Direttore del progetto per il Fondo Internazionale di Sviluppo Agricolo e, in questo ambito, responsabile per le operazioni in America Latina).

E, con particolare riguardo al caso del piccolo José, non si può non segnalare che gli uomini di sinistra uruguayani e le loro famiglie furono, in grande numero, tra le principali vittime del Condor e delle sue pratiche.

Emblematico il caso avvenuto nel novembre del 1978 e successivamente conosciuto come “o Sequestro dos Uruguaios”, ovvero, “the Kidnapping of the Uruguayans”. In questa occasione, con il consenso del regime militare brasiliano, alti ufficiali dell’esercito Uruguaiano attraversarono la frontiera, diretti a Porto Alegre, capitale dello Stato del Rio Grande do Sul. Uno Stato che ho spesso incontrato durante questa personale indagine sul caso Orlandi e una città già citata nell’articolo pubblicato da Blitzquotidiano sulla partecipazione al sequestro di teutobrasileiri legati alla Stasi. Il Rio Grande do Sul e la città di Porto Alegre, dalla quale proveniva il “divino” Paulo Roberto Falcao, centrocampista dell’ A.S. Roma, inspiegabilmente e frettolosamente dileguatosi nel 1985 quando rientrò nel Brasile appena tornato alla democrazia.

Di seguito il racconto dei fatti.

Gli alti ufficiali dell’esercito uruguaiano, rapirono una coppia di militanti dell’opposizione politica uruguaiana, Universindo Rodriguez e Lilian Celiberti, insieme con i loro bambini, Camilo e Francesca di 8 e 3 anni. La segretezza dell’operazione venne meno quando due giornalisti brasiliani, Luiz Claudio Cunha e il fotografo Joao Baptista Scalco, del giornale “Veja Magazine”, furono avvertiti da una telefonata anonima.

I due giornalisti decisero di verificare l’informazione e si recarono all’indirizzo indicato dall’anonimo: un appartamento nel quartiere di Menino Deus sito a Porto Alegre appunto. Qui, furono erroneamente scambiati per membri dell’ opposizione uruguaiana dall’uomo armato (un ex giocatore dell’internacional di Porto Alegre noto come Didi Pedalada) che aveva sequestrato Lilian.

Il fallimento dell’operazione accreditò l’ipotesi dell’omicidio dei quattro uruguaiani. La notizia fu ripresa da tutti i giornali fece scandalo e imbarazzò non poco i governi brasiliano e uruguaiano. In realtà, pochi giorni dopo, i bambini furono riportati dai nonni materni a Montevideo. Universindo e Lilian furono imprigionati e torturati in Brasile e poi trasferiti in una prigione militare in Uruguay dove rimasero per ben cinque anni fino alla ridemocratizzazione del paese avvenuta nel 1984.

Il rapimento degli uruguaiani di Porto Alegre è entrato nella storia come l’unico fallimento con ripercussioni internazionali nell’intera “Operazione Condor” tra diverse centinaia di azioni commissionate dalle dittature sudamericane che furono responsabili di migliaia di assassini e arresti illegali in tutto il mondo nel periodo tra il 1975 e il 1985. I cosiddetti “Terror Files” (in Portoghese: “Arquivos do Terror”), circa 60,000 documenti, 593,000 pagine microfilmate che furono scoperte in Paraguay nel 1992 dal prigioniero politico paraguaiano Marti Almada riferiscono di un bilancio totale dell’ Operazione Condor in Sudamerica di 50,000 morti, 30,000 scomparsi e 400,000 arrestati.

Fin qui le conclusioni sul “Caso Garramon”.

Relativamente al “Caso Orlandi” come da sempre sostenuto, si ritiene certa l’esistenza di una cellula eversiva, probabilmente denominata RNL 795, supportata da religiosi missionari, sportivi, economisti e politici, membri dell’”intellighenzia” sudamericana, affiancata dalla Stasi e dai gruppi dell’eversione di sinistra italiana, intenzionata ad ottenere un intervento del Vaticano di condanna della persistente violazione dei diritti umani da parte del governo dittatoriale brasiliano e l’amnistia per i prigionieri politici detenuti nelle carceri del grande paese sudamericano.

E’ fondamentale a questo proposito sottolineare l’esistenza di gruppi brasiliani impegnati nel tentativo di richiamare l’attenzione del consesso internazionale proprio sulla pratica della tortura ed è prezioso il contributo di un rapporto redatto da Amnesty International con il titolo Tortura Anni ’80. Nel testo è possibile leggere come le iniziative più efficaci contro la tortura furono intraprese proprio localmente dagli stessi familiari delle vittime dei supplizi. Questi tentarono soprattutto di fare pressioni presso le autorità chiedendo di porre fine alle detenzioni in stato di incommunicado dei detenuti. La detenzione in stato di incommunicado è di fatto una sparizione.

Molti comitati furono formati per ottenere un’ amnistia generale per i prigionieri politici, associazioni di persone che certamente avrebbero potuto godere delle simpatie di personalità come lo stesso Carlos Garramon, Paulo Roberto Falcao, ma anche di mons. Pietro Vergari e di Valentin Miserachs Grau come certamente del lettore di questo articolo e di tutti coloro che hanno in odio queste pratiche criminali di repressione del dissenso politico.

Ma tra i vari gruppi che hanno agito per il rispetto della dignità umana una menzione a parte va dedicata all’ Ordem des Advogados do Brasil (O.A.B.), l’ordine degli avvocati brasiliani di cui faceva parte anche il padre di P. R. Falcao in quanto avvocato, che ha denunciato casi individuali di “sparizioni”, tortura e omicidio ad opera degli agenti governativi a partire almeno dalla metà degli anni ’70 ed ha lavorato insistentemente per il ripristino del diritto di “Habeas Corpus”, riconosciuto in Brasile durante la dittatura dall’ articolo 158 del Codigo do Proceso penal Militar Decreto Lei 1002/69, con riferimento all’accertamento di sanità mentale in manicomio al quale venivano sottoposti i dissidenti politici.

Proprio la cifra 158 fu richiesta dai sequestratori di Emanuela Orlandi per identificare la linea diretta per contattare la Segreteria di Stato Vaticana.

E’ fondamentale chiarire che tale principio giuridico, letteralmente “che tu abbia il corpo”, corrisponde all’ordine emesso da un giudice di portare un prigioniero al proprio cospetto per verificarne le condizioni di salute, per accertarne l’esistenza in vita, ma soprattutto l’accusa e le circostanze dell’arresto al fine di evitare una detenzione immotivata (cit. Rapporto Tortura Anni ’80- Amnesty International).

Ecco la traduzione di quanto disposto in tema di habeas corpus preventivo dall’articolo 158 del Codigo do Proceso Penal Militar, in vigore durante il periodo dittatoriale brasiliano e di fatto abrogato o inapplicato dalle autorità:

Art.158. L’esperimento della perizia (di insanità mentale ndr), sia nella fase di competenza della polizia militare che nella fase giudiziale, dovrà essere condotto diligentemente e senza ritardi, ma sospenderà il processo nel caso in cui sia indispensabile la presenza dell’accusato sottoposto all’esame periziale.

L’Habeas Corpus è considerato uno dei più efficaci sistemi di salvaguardia della libertà individuale contro detenzioni arbitrarie ed extragiudiziali la cui abrogazione di fatto avvenuta in Brasile durante gli “anos de chumbo”della dittatura rendeva la localizzazione dei detenuti difficile, se non impossibile, e metteva a repentaglio la loro stessa vita (cit. Rapporto Tortura Anni ’80- Amnesty International).

Questa tensione volta ad ottenere il ripristino del rispetto dei diritti umani e delle poche garanzie previste dalla legislazione brasiliana in favore dei detenuti politici fu fatta propria dall’ Arcidiocesi di San Paolo e dal suo titolare: l’Arcivescovo Paulo Evaristo Arns. A suo proposito ritorna ancora il riferimento allo Stato del Rio Grande do Sul, di cui l’alto prelato é nativo, al confine con l’Uruguay, caratterizzato dai dialetti dei teutobrasileiri, l’hunsriqueano e il pommerish mutuati dalla Germania dell’ est.

Arns, egli stesso un vero teutobrasileiro figlio di immigrati della Germania Orientale è stato un personaggio di primissimo piano nell’ appoggio alla lotta clandestina dei domenicani contro la dittatura brasiliana, narrata da Frei Betto nel saggio “Battesimo di Sangue” di cui l’arcivescovo ha, peraltro, curato la prefazione, nonché nella lotta contro la tortura. Un impegno sanzionato dalla Santa Sede che nel 1984 lo sostituì con l’arcivescovo Filippo Santoro.

L’arcivescovo Arns soprattutto accolse e patrocinò l’ideale e la creazione di una particolarissima associazione che rappresenta con ogni probabilità la chiave per comprendere il sequestro Orlandi, la cosiddetta “pistola fumante”: il CLAMOR, Comitato per la Difesa dei Diritti Umani per i Paesi del Cono del Sud fondato a San Paolo per iniziativa congiunta del reverendo Jaime Wright, della giornalista inglese radicata nel Brasile Jean Rocha e dell’ avvocato brasiliano Luis Edgardo Greenhalg.

Si trattava di un’organizzazione civile, informale e clandestina creata sul finire del 1977 con l’obbiettivo di denunciare le violazioni dei diritti umani che venivano perpetrate in Brasile e in America Latina e per aiutare i rifugiati e i perseguitati politici. Il suo nome non è ovviamente un acronimo, ma fu ispirato al salmo 88,2 che così recita …“O Signore, Dio della mia salvezza, io ti invoco di giorno e di notte,. Ascolta la mia preghiera; rivolgi il tuo orecchio al mio richiamo”… in portoghese richiamo si traduce appunto clamor.

Questa organizzazione nel 1981 insieme alle “Nonne della piazza di maggio” (Abuelas de la plaza de mayo”, associazione che protestava il sequestro e la sparizione di centinaia di bambini perpetrati dal regime argentino, fu ricevuto con scarsi risultati dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini al fine di ottenere un suo impegno umanitario.

Com’è noto i sequestratori di Emanuela Orlandi più volte chiamarono in causa il Presidente socialista Sandro Pertini auspicandone un intervento per l’esaudimento delle loro richieste.

È assolutamente certo che tra il 1978 e il 1984 CLAMOR visse una fase di cospirazione e azione (cit. Solidariedade nao tem fronteiras: a trajetoria do comite de defesa dos direitos humanos para os paises do cone sul 1978-1991- Walter Angelo fernandes Alò).

La traiettoria di questo movimento, non privo di articolazioni para militari, clandestine come già detto, animato dallo spirito della lotta dei Frati Domenicani contro la dittatura, è stata praticamente ignorata dagli studi politici sul Brasile e sull’ America del Sud. Gli studi accademici hanno disconosciuto completamente la materia e hanno deciso per ragioni diverse di non incentivarne la conoscenza.

Il fatto è che CLAMOR, seppure con la copertura politica e istituzionale della Chiesa cattolica fornitagli dall’ arcivescovo Arns che la inserì nella Commissione Arcidiocesana della Pastorale dei Diritti Umani e degli Emarginati, restò per lo più un’ organizzazione clandestina che riuniva sia cattolici che protestanti, militanti della difesa dei diritti umani e veri estremisti, oltranzisti e guerriglieri tra le cui principali attività vi fu proprio il contrasto delle macchinazioni dell’ Operazione Condor.

Concludo questo brano, fondato esclusivamente su fatti storici documentabili e incontrovertibili, con una supposizione che alberga dentro di me: fu in seno al Clamor che si formò la frangia oltranzista che realizzò il sequestro di Emanuela Orlandi, provenne dallo Stato del Rio Grande do Sul (RNL), da Porto Alegre dove fu realizzato il sequestro degli Uruguaiani con la partecipazione di un famoso calciatore.

Ottenne a Roma l’appoggio di diversi simpatizzanti del mondo religioso, dei frati, dei missionari e degli sportivi. Analogamente al Clamor, di cui era una costola, la frangia oltranzista ispirò la propria azione ad un salmo, quello di Asaf nel quale si invoca il Dio degli eserciti e lo si invita visitare la sua vigna …”visita O Signore la tua vigna”… di cui è fatto scempio e si implora ..”O Dio fino a quando durerà la tua collera”…(salmo 79,5).