Fatima, jihadista italiana intercettata: “A Roma migliaia di morti in nome di Allah”

di redazione Blitz
Pubblicato il 2 luglio 2015 9:23 | Ultimo aggiornamento: 2 luglio 2015 9:25
Fatima, jihadista italiana intercettata: "A Roma migliaia di morti in nome di Allah"

La famiglia jihadista napoletana e quella albanese: l’albero genealogico

ROMA – “Il profeta ha detto che a Roma ci sarà una grande battaglia. Moriranno tantissimi mujaheddin”.  Così Maria Giulia Sergio, la foreign fighter italiana al centro dell’inchiesta milanese che ha portato all’arresto della sua famiglia, parlava via Skype, lo scorso 16 marzo, per convincerli a raggiungerla in Siria, dove tuttora combatte con il marito. “Se voi qui vedeste i mujaheddin – diceva alla sorella Marianna – cosa fanno per amore di Allah: lasciano case, soldi, mogli, figli, lasciano tutto e vengono qui, vanno a combattere. Mujaheddin che hanno 15/16 anni che ammazzano 50 miscredenti, Dio è grande”.

Maria Giulia, da noi nota col nome di Fatima per alcune partecipazioni televisive in cui esibiva orgogliosa il velo e difendeva i principi del fondamentalismo, ha 27 anni, nata a Torre del Greco (Napoli) e convertitasi all’Islam nella tarda adolescenza, ha deciso di partire lo scorso autunno per stare a fianco delle milizie del sedicente Stato Islamico in Siria. Con lei c’è anche Aldo Kobuzi, albanese e suo coetaneo, diventato suo marito dopo che la giovane aveva già avuto una relazione con un marocchino, poi finita. Dalle intercettazioni gli investigatori sono risaliti alla famiglia di Fatima: il papà Sergio Sergio, la moglie Assunta e Marianna sua sorella, arrestati mercoledì a Inzago, in provincia di Milano, dove erano emigrati. Avevano venduto anche i mobili di casa, avevano la valigia pronta: intendevano raggiungere Maria Giulia che dal 2014 è sul fronte siriano ed è stata intercettata per mesi.

“Io ti parlo a nome dello Stato Islamico – diceva in italiano Fatima intercettata dagli investigatori della Digos – lode ad Allah, e Abu Bakr Al Baghdadi (il Califfo, leader dell’Isis, ndr) chiama qui alla hijrah, chiama tutto il mondo a fare la jihad per causa di Dio, perché noi dobbiamo distruggere miscredenti, noi abbiamo bisogno della legge islamica, qui c’è la legge islamica, quante volte ti ho detto oggi hanno tagliato una mano, o di qua e di là, grazie a Dio, questa è la legge di Allah”.

E sempre rivolta alla sorella: “Voi potete fare qui la hijrah per la causa di Dio”. E definisce i mujaheddin che combattono in Siria “bellissimi, fortissimi, intelligenti, una meraviglia”. E ancora: “Noi odiamo i miscredenti, non c’è nessuna amicizia tra noi e i miscredenti, neanche se sono padre e madre”.

Tra teste “mozzate” e “lapidazioni” Maria Giulia Sergio racconta di essersi addestrata per mesi per combattere a fianco delle milizie del sedicente Stato Islamico in Siria, dove si trova tuttora.La sua missione è chiara: “Noi qui stiamo ammazzando i miscredenti per poter allargare lo Stato Islamico”. Per lei, come per il leader dell’Isis, infatti, il “musulmano che non può raggiungere lo Stato Islamico è chiamato a compiere obbligatoriamente la jihad nel luogo in cui si trova, e la jihad consiste nell’uccidere i miscredenti”.

Nella conversazione, intercettata dagli agenti della Digos, la sorella di Maria Giulia, Marianna, le chiede: “Ed la jihad qui in cosa consiste?”. E Fatima, che era anche pronta al “martirio”, risponde: “la jihad nel daarakufr (terra della miscredenza)? Uccidere i miscredenti!!”. Per questo esulta dopo la strage di Charlie Hebdo del 7 gennaio scorso: “Hanno preso in giro il Profeta, loro (i terroristi, ndr) hanno esattamente obbedito all’ordine dell’emiro dei credenti (…) considera il loro atto lecito”.

Nelle carte dell’inchiesta, inoltre, sono evidenziati i rapporti tra i due nuclei familiari, quello di Maria Giulia e quello di Aldo (sposati con un “matrimonio combinato), con arruolatori e reclutatori dell’Isis, tra cui il turco Ahmed Abu Alharith “coordinatore dell’arrivo dei foreign fighters in Siria”, un libico “coordinatore dell’invio dei combattenti” e Abu Sawarin “responsabile dei ‘francesi’ in arrivo nel territorio dello stato islamico”. Gli investigatori, analizzando i tabulati di un arruolatore, hanno avuto in mano una mappa “della provenienza degli aspiranti combattenti”: Afghanistan, Algeria, Marocco, Arabia Saudita, Georgia, Libia, Libano, Francia, Oman, Svezia, Iraq, Svizzera e San Marino. L’opera di “convincimento” da parte dei combattenti sui loro familiari, poi, come scrivono i pm, non è prerogativa solo di Fatima, ma di tutti i terroristi in Siria.

E così mentre Marianna Sergio in Italia avrebbe cercato di “arruolare” anche una cittadina ucraina, Maria Giulia sarebbe stata a suo tempo già “indottrinata” da Haik Bushra, cittadina canadese (destinataria dell’ordinanza ma latitante) che in una “lezione” aveva parlato della “giusta punizione” per il pilota giordano arso vivo nei mesi scorsi.

Già lo scorso febbraio, come emerge dai suoi racconti intercettati, Fatima stava “imparando a sparare” con il kalashnikov e voleva “inviare un video alla famiglia dell’ impresa, ma Said glielo ha impedito per evitare i rischi di intercettazioni”. E Donika Coku, madre di Aldo e anche lei destinataria dell’ordinanza e latitante in Siria, diceva: “Mi trema il corpo perché hanno tagliato la testa a due kosovari”. Poi anche il racconto da parte di un’altra indagata della lapidazione a cui avrebbe partecipato il marito di Fatima: “Ha detto Said che un giorno avevano ammazzato un ragazzo perché aveva fatto zina con una donna, l’hanno picchiato con i sassi fin quando è morto”.