Federico Perna morto in carcere. La madre: “Perché Cancellieri non ha chiamato?”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Novembre 2013 13:10 | Ultimo aggiornamento: 29 Novembre 2013 15:13
Federico Perna morto in carcere. La madre: "Perché Cancellieri non ha chiamato?"

Federico Perna morto in carcere. La madre: “Perché Cancellieri non ha chiamato?”

ROMA – Federico Perna, 34 anni, è morto in carcere. “Lasciato morire in cella”, dice la madre Nobila Scafuro, che al ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri chiede perché il figlio, gravemente malato, non siano state date le cure di cui aveva bisogno. “Non ho il numero della Cancellieri”, dice la madre di Federico che a questa morta non si rassegna. Silvia D’Onghia sul Fatto quotidiano spiega che Federico era in carcere da tre anni, malato di cirrosi epatica ed epatite C e con un passato di tossicodipendenza di 14 anni:

“Perché quel ragazzo di 34 anni della provincia di Latina, tossicodipendente da 14, oltre a dover scontare un cumulo di pene che lo avrebbe tenuto dentro fino al 2018 (l’ultima condanna per lo scippo di un telefonino), era malato di cirrosi epatica e di epatite C cronica, aveva problemi di coagulazione del sangue e disturbi psichici. Eppure aveva già scontato tre anni, rimbalzando da un carcere all’altro – Velletri, Cassino, Viterbo, poi di nuovo Cassino, Secondigliano, Benevento, ancora Secondigliano – ed era finito a Poggioreale, “undicesimo detenuto in una cella di undici metri quadrati”. È lì che è morto, l’8 novembre, “dopo una settimana che sputava sangue”, in circostanze – come dicono le autorità in questi casi – ancora da chiarire”.

Nobila, mamma di Federico, si chiede perché non sia stato curato e ne ha scattato una foto shock in obitorio, per mostrare i segni sul figlio:

“Mi hanno dato tante versioni diverse: mi hanno detto che era morto nell’infermeria del carcere, poi in ambulanza, poi nel reparto dell’ospedale Federico II di Napoli. Ho telefonato alla direzione del carcere, vivendo a 300 chilometri di distanza, non mi sono stati neanche a sentire. Io mi sono dovuta andare a cercare il morto vagante”.

Il 14 novembre è stata eseguita l’autopsia, ma i risultati non sono stati divulgati dal magistrato, che ha chiesto 90 giorni di tempo. Intanto la madre, disperata, racconta la malattia del figlio e la detenzione:

“Mio figlio non doveva stare in carcere. Lo scorso anno, attraverso il nostro avvocato, Camillo Autieri, abbiamo presentato tre referti di medici legali e primari ospedalieri e abbiamo chiesto l’incompatibilità carceraria. Ma le istanze sono state tutte rigettate dai magistrati di sorveglianza”.

Drogato a tranquillanti, spiega il legale della famiglia, Federico non era in grado di prendersi cura di sé ed era vittime di pestaggi in carcere:

“Valium, Rivotril, più le medicine passate dal Sert. Questo faceva sì che il ragazzo non potesse provvedere alla propria cura quotidiana – spiega l’avvocato Autieri – e non avesse, in più di un’occasione, la capacità di discernimento”.

Ora alla madre di Federico non resta che chiedere la verità sulla sua morte e un appello lo rivolge alla Cancellieri, scrive il Fatto quotidiano:

“Non ho il numero del ministro Cancellieri, ma vorrei porle tre domande – conclude la madre –: perché Federico era ancora dentro, visto che era malato gravissimo? Perché non è stato ricoverato martedì, quando ha chiesto non di andare in discoteca ma di essere curato? E perché l’hanno massacrato di botte?”. Federico faceva di cognome Perna”.

Per vedere le foto shock di Federico dopo la sua morte scattate dalla madre clicca qui. La visione è comunque sconsigliata ad un pubblico sensibile.