Gay aggredito a Roma, pena ridotta a Svastichella

Pubblicato il 13 Gennaio 2011 19:38 | Ultimo aggiornamento: 13 Gennaio 2011 20:00

Scende da sette a quattro anni la pena nei confronti di Alessandro Sardelli, soprannominato ‘Svastichella’, il romano di 40 anni che il 22 agosto del 2009 aggredì una coppia di omosessuali che si stavano baciando davanti Gay Village, ferendo gravemente con il coccio di una bottiglia D., 31 anni, ed il compagno G., di 30.

L’uomo, che è stato riconosciuto seminfermo di mente, è accusato di tentato omicidio, lesioni e porto improprio di arma. Il procuratore aveva chiesto la conferma della condanna a 7 anni giunta il 13 gennaio dello scorso anno. Il difensore dell’imputato, l’avvocato Riccardo Radi, commentando la sentenza si è detto “parzialmente soddisfatto della decisione dei giudici. “Attendo – ha spiegato – di leggere le motivazioni per valutare se fare ricorso in Cassazione”.

Il legale dell’Arcigay, Daniele Stoppello, che ha sostenuto le ragioni della parte civile, ha sottolineato che ”il fatto che sia stata confermata l’accusa di tentato omicidio anche in appello dimostra la gravità di quanto compiuto da Sardelli”.

Tre anni di riduzione della pena, ma il riconoscimento che i ‘colpi’ inferti a uno dei giovani omosessuali aggrediti al ‘Gay Village’ di Roma nell’agosto del 2009 portano a configurare come compiuto un tentativo di omicidio. La diminuzione della pena è stata determinata dalla concessione all’ uomo delle attenuanti generiche. Nel corso della scorsa udienza, i giudici d’appello affidarono a un perito il compito di determinare l’oggetto con il quale fu colpito uno dei due giovani omosessuali, il tipo di lesioni causate e l’eventuale pericolo di vita che avrebbe sofferto il giovane.

Oggi, dopo l’audizione, c’è stata la camera di consiglio dalla quale i giudici sono usciti sentenziando la condanna di Sardelli a quattro anni di carcere. Soddisfazione per la sentenza è stata espressa dal legale dell’Arcigay Roma e dei due giovani aggrediti, Daniele Stoppello. ”Esultiamo per questa decisione della corte – ha detto – E’ stata smontata la perizia disposta dai giudici secondo la quale non era individuabile l’arma con la quale è stata compiuta l’aggressione né valutabile il pericolo di vita che soffrì il giovane. Importante anche la conferma della presenza come parte civile anche dell’Arcigay. E’ stata fatta giustizia”.

Anche l’avvocato Enrico Maggiore, legale di parte civile per il comune di Roma ha voluto esprimere la sua soddisfazione per l’esito del processo. ”A noi non interessava quale reato specifico fosse contestato né la condanna inflitta; c’interessava il riconoscimento del Comune quale parte civile sopratutto nell’interesse della cittadinanza visto che da sempre siamo promotori di iniziative a favore della tolleranza e dell’integrazione sociale, ma anche di condanna nei confronti di azioni deprecabili con quella oggi giudicata”.

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