Coniugi rapinati e uccisi in casa. Fermato un profugo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Agosto 2015 20:07 | Ultimo aggiornamento: 31 Agosto 2015 8:21
Giallo a Mineo: coniugi uccisi in casa, sospettato profugo

(Foto d’archivio)

PALAGONIA (CATANIA) – Un telefonino rubato trovato in un borsone a un extracomunitario mentre ritorna al Cara di Mineo fa risalire a un duplice omicidio in villa, avvenuto a una quindicina di chilometri di distanza, a Palagonia.

Nell’ultima assolata domenica di agosto nella Piana di Catania ci sono tutti gli elementi per un ‘giallo’. Le vittime sono Vincenzo Solano, 68 anni, ex operaio in Germania, e sua moglie, la spagnola Mercedes Ibanez, 70 anni, originaria di Barcellona.

Lui sul corpo ha diverse ferite da colpi contundenti alla testa e un taglio alla gola, e viene trovato in una stanza in casa, mentre lei giace a terra nel cortile della villa, precipitata da un balcone, quasi nuda, come il marito.

L’ipotesi è che siano stati sorpresi nella notte da un bandito e che ci sia stata una colluttazione finita in tragedia. Le indagini partono da tutt’altro spunto investigativo.

Durante i controlli, aumentati nell’ultimo periodo, all’ingresso del Cara di Mineo, uno degli oltre 3mila ospiti, un giovane di 25 anni della Costa d’Avorio, sbarcato in Sicilia nello scorso giugno, ha un borsone. La polizia di Stato lo controlla e trova un telefonino e un pc portatile. Scattano gli accertamenti e una chiamata col cellulare: risponde una delle due figlie del proprietario, che non vivono in famiglia.  “Mio padre – dice preoccupata agli agenti – è una persona attenta, sono preoccupata”.

Fornisce l’indirizzo della villetta, a Palagonia, in via Palermo, e una pattuglia di carabinieri arriva sul posto per raccogliere la denuncia di furto. La scena che gli investigatori trovano è drammatica: il corpo della donna nel cortile e quello dell’uomo in casa, con segni evidenti di una colluttazione e la casa in disordine.

La squadra mobile di Catania sente subito l’ivoriano, che diventa il sospettato dell’inchiesta aperta della Procura di Caltagirone anche se non si trovano prove per ‘collocarlo’ dentro la villetta. Non ci sono segni di effrazione, si cercano tracce di Dna e impronte digitali. Ma ci vuole tempo per una verifica.

Lui nega ogni addebito e si professa innocente: “Il telefonino? L’ho trovato per strada”, dice alla polizia di Stato, coordinata dalla Procura di Caltagirone. Una ricostruzione che per gli investigatori è ‘debole’. E una svolta potrebbe venire dall’esame della scientifica al lavoro per comparare tracce di sangue trovati su pantaloni che l’ivoriano aveva in un borsone e il sangue delle vittime.

Il delitto è stato commesso certamente la notte tra sabato e domenica perché i due coniugi sabato sera era stati a cena dalla sorella di Vincenzo Solano. Sarebbero rientrati a casa e per il gran caldo si sarebbero messi a letto con pochi indumenti, la donna quasi nulla. E avrebbero lasciato le imposte aperte.

La villa non ha sistema di sorveglianza né cancelli invalicabili. E’ alla fine della strada principale del paese, dove non ci sono passanti né frequentatori, se non i clienti di un vicino supermercato. Il buio ha favorito l’intrusione e la tragedia. Quello che è accaduto nella villa costruita dalla famiglia di operai tornati dalla Germania per godersi la pensione dal lavoro di operai resta un mistero.

Le due figlie delle coppia vivono per conto loro: una a Palagonia, l’altra nel nord Italia. In casa c’erano soltanto Vincenzo e Mercedes e il loro assassino, che secondo i primi rilievi ha agito con grande violenza.

“Non si può morire per poche centinaia di euro – commenta un nipote di Vincenzo Solano davanti la villa esprimendo un sentimento diffuso a Palagonia – mio zio non aveva nemici, non aveva collaboratori in casa e non era un razzista, perché rispettava la vita umana e le diversità, cosa che io non farò più se le ipotesi che girano saranno confermate”. “Se è stato lui – aggiunge un vicino di casa – le cose cambiano, eccome se cambiano: non ne possiamo più di vedere tanti migranti in giro per il paese. Speriamo che non sia stato lui…”.