Giovani sempre “bamboccioni”, fuori casa solo dopo matrimonio

Pubblicato il 28 Dicembre 2009 17:43 | Ultimo aggiornamento: 28 Dicembre 2009 18:18

Li hanno chiamati scansafatiche, fannulloni, bamboccioni. I giovani di oggi, con la loro propensione a rimanere a casa con mammà forse più del dovuto, sono additati con più di un appellativo. Termini sempre molto sbrigativi.

Dopo averli pronunciati nessuno si interroga mai veramente sul problema di fondo. Forse ora è proprio il caso di farlo, almeno dopo aver letto i nuovi dati dell’Istat secondo i quali i giovani italiani, proprio come nei tempi andati, vanno a vivere da soli sempre più tardi e solo al momento del matrimonio o della convivenza. Causa la crisi economica e la difficoltà di trovare un lavoro stabile.

Secondo i dati forniti dall’Istat, nel 2003 un italiano su due tra i 18 e i 39 anni stava ancora con i suoi e dopo quattro anni era uscito di casa solo il 20,8%. E, sempre nel 2003, il 17,5% degli uomini tra i 35 e i 39 anni non aveva lasciato i genitori, percentuale che scendeva al 9,3% per le donne. Un vero e proprio problema strutturale del sistema Italia dovuto principalmente alla difficoltà di trovare lavoro e casa: se poi si è donna e si vive nelle regioni meridionali, gli elementi di criticità si aggravano ulteriormente. E la possibilità di fare figli si allontana.

La conferma del difficile approccio all’età adulta degli italiani viene dall’indagine multiscopo dell’Istat dedicata alla famiglia, con dati raccolti nel 2003 e poi aggiornati nel 2007, in modo da esaminare l’evoluzione della popolazione. Nel corso del tempo, spiega l’istituto di statistica, l’entrata nel primo lavoro si è progressivamente spostata verso un’età più avanzata, anche in conseguenza del prolungamento dei percorsi formativi, ma l’ingresso nel mercato del lavoro delle donne continua a essere più tardivo di quello degli uomini e il differenziale di genere e territoriale non si riduce nel corso delle generazioni.

I differenziali di genere per chi entra nel mercato del lavoro entro i 35 anni, che soprattutto nel Nord del Paese sono abbastanza contenuti, esplodono nelle aree del Mezzogiorno, nonostante il tendenziale miglioramento dell’inserimento occupazionale femminile. Tra gli italiani di 18-39 anni che sono rimasti in famiglia tra il 2003 e il 2007, il 47,8% dichiara che il motivo è la presenza di problemi economici, mentre il 44,8% si confessa più “bamboccione” dichiarando di stare «bene così mantenendo la sua libertà».

A uscire dal “bozzolo” sono più brave le donne: le persone dai 18 ai 39 anni che, nel 2003, vivevano nella famiglia di origine erano poco più di 8 milioni 300 mila, pari al 47,7% degli individui della stessa classe di età. Tra i maschi la percentuale raggiungeva il 53,5%, tra le donne il 41,7%, oltre 12 punti percentuali di differenza.

Tra i 30 e i 34 anni vivevano presso la casa dei genitori quattro uomini su dieci e due donne su dieci. Si esce dalla famiglia di origine in primo luogo per matrimonio (43,7%), poi per esigenze di autonomia/indipendenza (28,1%) e per andare a convivere (11,8%). Motivi di lavoro sono segnalati dall’8,8% dei giovani e motivi di studio dal 5,5%. La graduatoria dei motivi di uscita cambia a livello territoriale. Soprattutto nel Mezzogiorno (57,5%), ma anche nel Centro (39,3%), è il matrimonio il primo motivo di uscita. Nel Nord, invece, le nozze sono al secondo posto (29,4%), precedute dalle esigenze di autonomia/indipendenza (38,4%).

L’uscita per convivenza, che nel Mezzogiorno è quasi nulla, è più elevata nel Nord e nel Centro (rispettivamente, 20% e 17,7%). Inoltre nel Centro si segnalano anche i motivi di studio come fattori rilevanti di uscita dalla famiglia di origine (21,2%). Tra i giovani che nel 2003 avevano indicato l’intenzione di uscire per matrimonio, soltanto il 40% ha lasciato la famiglia di origine. Il 72,1% di costoro ha poi effettivamente contratto matrimonio: le donne in misura superiore agli uomini (il 77,5% a fronte del 67,2%). Invece, tra le persone che avevano dichiarato di voler lasciare la casa dei genitori per andare a convivere, quelle effettivamente uscite sono il 33,5%; meno della metà di costoro (il 42,7%) ha poi dato corso all’intenzione.