Giulia e Alessia travolte dal treno, lettera del papà Vittorio Pisano: a chi gli dà la colpa offre l’altra guancia

Parla il padre delle due sorelle, Giulia e Alessia, travolte dal treno. Un messaggio d'amore e di tolleranza

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Agosto 2022 - 12:26
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Giulia e Alessia (Ansa)

Giulia e Alessia travolte dal treno, lettera del papà Vittorio Pisano. Il padre di Giulia e Alessia, le due sorelle (17 e 15 anni) travolte e uccise da un treno in corsa alla stazione di Riccione il 31 luglio, è oggi una persona affranta.

Giulia e Alessia travolte dal treno, lettera del papà Vittorio Pisano

Ma non gli mancano coraggio e buona volontà per superare la tragedia. E anche qualche scoria collaterale. Come quelle rappresentate dalle voci di chi sui social non ha trovato di meglio da fare se non criticarlo, in qualche modo attribuendogli la colpa della morte delle figlie.

Vittorio Pisano ha scritto una lettera a Repubblica, forse anche per metabolizzare l’irrimediabile perdita, per mitigare l’angoscia. 

“Vivo la sofferenza confortato moralmente e spiritualmente dalle tante persone che quotidianamente hanno inondato me e la mia casa di un’umanità e dolcezza che va oltre misura e immaginazione. Vivo la sofferenza per l’immane tragedia che ha colpito la mia famiglia, e la consapevolezza del nuovo inizio che mi attende, nel fervido desiderio di provare a trasformare l’ingiusto evento in bene assoluto”.

Il pensiero a chi ha espresso giudizi severi sulla sua persona

Il pensiero va anche a tutti «coloro che hanno espresso giudizi severi verso la mia persona», continua la lettera. Per la cronaca: Vittorio, piccolo imprenditore giunto in Romagna da piccolo dalla Sardegna, ha sempre accompagnato e ripreso le figlie a scuola. La notte della discoteca aveva avuto un leggero malore: non è andato a prenderle, si teneva in contatto telefonico, comunque si fidava. Fargliene retrospettivamente una colpa è insensato oltre che inutilmente crudele.

«Sono convinto che ognuno di loro possa trarre insegnamento per la vita che verrà. Vorrei che da questa disgrazia, da questa immensa perdita, si possano trarre nuove energie per plasmarla in amore puro. Affinché da questo vuoto, da questa banalizzazione del male, dal cinismo della disperazione, possa nascere e crescere rigoglioso l’amore verso il prossimo; uno spirito nuovo che possa infondere nella comunità speranza e fiducia. Perché le bimbe, le mie bimbe, le nostre bimbe, i nostri angeli, non siano arrivati in cielo invano».