Giuliano Delnevo, jihadista ucciso in Siria. Il padre: “Musulmano anche io”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 settembre 2014 19:08 | Ultimo aggiornamento: 5 settembre 2014 19:08
Giuliano Delnevo, jihadista ucciso in Siria. Il padre: "Musulmano anche io"

Giuliano Delnevo, jihadista ucciso in Siria. Il padre: “Musulmano anche io”

ROMA – Giuliano Delnevo è lo studente italiano che si è convertito all’Islam ed è morto in Siria, nel 2013, per combattere fianco a fianco con i ribelli. Oggi il padre di Giuliano, Carlo, dice intervistato dal Messaggero che anche lui si è fatto musulmano, illuminato, a suo dire, dall’esempio del figlio.

Giuliano, 25enne di Genova, si era convertito all’Islam nel 2008, si era fatto crescere la barba, aveva preso a farsi chiamare Ibrahim, aveva iniziato a leggere e studiare il Corano. Musulmano e sunnita, non sciita, sunnita come sono (anche ma non solo) quelli dell’Isis per capirci, sunnita come tanti altri nell’enorme galassia islamica, non solo sgozzatori di occidentali.

I sunniti vagheggiano un califfato dove la legge corrisponda alla sharia, ovvero i precetti religiosi, dove il dissenso è un eresia, dove i più estremi ritengono che uccidere gli “altri”, gli eretici, i non sunniti, faccia parte dello “sforzo” del buon musulmano che va sotto il nome di “jihad”.

Delnevo era partito per la Siria per combattere con i ribelli, e anche qui la galassia umana che sta sotto la definizione di “ribelli” comprende sia i civili stanchi del regime di Assad che gli estremisti del Califfato di Al Baghdadi. Non si sa quale sia stato il percorso e il destino di Giuliano Ibrahim una volta arrivato in Siria, la famiglia per altro non ha nemmeno avuto il corpo indietro motivo per cui nutre ancora speranze che sia vivo, magari chiuso nelle carceri di Assad. Il padre di Giuliano è diventato a sua volta musulmano. Per lui la scelta del figlio di andare in Siria è stata eroica, il suo esempio da imitare. Ecco cosa dice:

E’ vero che dopo la morte di suo figlio ha scelto anche lei di convertirsi all’Islam? «Sì è vero. Le cose che capitano nella vita vanno lette come messaggi. Non succede a tutti di avere un figlio che fa quello che ha fatto Giuliano. Tra noi c’era una forte comunanza spirituale e la sua scelta per me è stata una rivelazione. Ne ho tratto una conseguenza spirituale e ho voluto seguire la sua stessa religione». Come giudica il gesto di suo figlio? «Se lo avessi saputo avrei cercato di impedirglielo, se non altro per la paura di perderlo. Ma sono orgoglioso di lui. E’ un testimone che non ha esitato a mettere in gioco la vita per quello che credeva. Le sue sono motivazioni spirituali e altruistiche, l’unico che si puo lamentare è il presidente Assad che non è un santo. Qui in Italia mio figlio non ha infranto nessuna legge. Che poi lo indaghino perché avrebbe reclutato altri è un tecnicismo che a me non interessa. E’ una figura bellissima di cui sono molto orgoglioso, un giovane puro, spiritualmente luminoso».

Cosa pensa delle persecuzioni e delle esecuzioni dell’Isis? «Tutto il male possibile. Mi dispiace per le popolazioni che si trovano in quella situazione e per il dolore che sta portando quella guerra. Se fossi Nembo kid li avrei salvati io stesso».Qualcuno, ad esempio il parlamentare Cinque stelle Alessandro Di Battista, dice che le azioni dell’Isis sono l’unica reazione possibile di popolazioni represse, lei è d’accordo? «Lo condivido. In quella zona c’è stato un effetto domino a partire dalla prima guerra del Golfo. E poi togliamoci il brutto vizio di considerarci sempre moralmente superiori. Se è orrendo vedere sgozzato un giornalista, è altrettanto orrendo spianare un paese con dei missili sparati da mille chilometri di distanza, torturare la gente in un carcere o sparare con un drone. Ce n’è per tutti».

Secondo lei l’Italia appoggiando i curdi rischia di esporsi ad una reazione? «La pretesa di mettere il becco nei conflitti altrui ha creato piu ingiustizie di quelle che voleva impedire. Se stessimo calmi e buoni sarebbe meglio, mandando armi non diamo nulla di positivo e rischiamo conseguenze». Ha mai pensato di partire anche lei? «No e in ogni caso non sono più tanto giovane, ho 60 anni».