Luigi Arisio, l’uomo che nel 1980 guidò la “Marcia dei 40mila” e sconfisse i sindacati, è morto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Settembre 2020 12:35 | Ultimo aggiornamento: 29 Settembre 2020 12:35
Luigi Arisio è morto

Luigi Arisio è morto: nel 1980 guidò la “Marcia dei 40mila” (Ansa)

Fra un paio di settimane il quarantennale della “marcia dei 40mila” che nel 1980 chiuse le sciopero dei 35 giorni alla Fiat

Oggi è morto il suo principale protagonista, Luigi Arisio. Torinese, 94 anni, Arisio guidò la manifestazione dei colletti bianchi. 

Una marcia per chiedere la fine dell’occupazione sindacale della fabbrica, la riapertura dei cancelli, il ritorno alla produzione.

Luigi Arisio guidò la marcia dei 40mila a Torino il 14 ottobre 1980

Un corteo di impiegati e capi Fiat che il 14 ottobre 1980 pose fine al lungo periodo di scioperi nelle fabbriche torinesi contro i licenziamenti e la cassa integrazione.

Fu Cesare Romiti, allora amministratore delegato di Fiat, a imporre quelle misure. Scomparso anche lui poche settimane fa. Arisio ha fondato nel 1974 il Coordinamento Capi Fiat, poi diventato Associazione Capi Fiat. E’ stato deputato, eletto nelle liste del Partito Repubblicano con Susanna Agnelli.

“Convinto sostenitore delle battaglie per i diritti civili, Arisio si era impegnato in prima persona nella costituzione dell’allora Coordinamento Quadri e Capi intermedi Fiat poi divenuta Associazione Capi Quadri Fiat” ricorda Giovanni Serra, segretario generale Aqcf-R.

Il corteo dei colletti bianchi cambiò per sempre anche il sindacato

Il corteo dei colletti bianchi “attraversò pacificamente Torino – ricorda una nota dell’ Associazione – per dire basta alle aggressioni e ai soprusi subìti dai colleghi che volevano rientrare al lavoro, durante una delle più dure lotte sindacali della storia d’Italia”. 

“La Marcia dei quarantamila – aggiunge Serra – proiettò la realtà dei Quadri Fiat in primo piano nello scenario nazionale. E fece assumere alla categoria il ruolo di protagonista di una vicenda che ha fortemente inciso nella storia delle relazioni sindacali del nostro Paese.

Infatti da quel momento cominciò, da parte delle organizzazioni sindacali tradizionali, un processo di profonda revisione del modello di relazione fortemente conflittuale fino ad allora adottato”. (fonte Ansa)