Marco Pavanello, l’ex tronista e i finti “alberi da tartufo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Gennaio 2015 12:22 | Ultimo aggiornamento: 14 Gennaio 2015 19:31
Marco Pavanello, l'ex tronista e i finti "alberi da tartufo"

Marco Pavanello

ROMA – Cento piantine acquistate per fare il tartufo ma che in realtà sarebbero solo finte e non in gradi di “produrre” tartufi. Alberelli semplici, venduti dalla ditta “TuttoTartufo” dell’ex tronista di “Uomini e Donne” di Maria De Filippi, Marco Pavanello che adesso “deve rimborsarci i 2.000 euro spesi, perché siamo stati truffati”.

Tre fratelli accusano Marco Pavanello, ex tronista di “Uomini e Donne” di Maria De Filippi: hanno acquistato da lui cento piantine per fare il tartufo ma si sarebbero rivelate non in grado di “produrre” tartufi. Alberelli semplici, venduti dalla ditta “TuttoTartufo” dell’ex tronista Pavanello che adesso, lamentano i tre fratelli Antonacci “deve rimborsarci i 2.000 euro spesi, perché siamo stati truffati”.

Gli Antonacci all’inizio dell’anno avevano deciso di avviare questa nuova attività ad Allumiere (alle porte di Roma), ma oggi si ritrovano intenti a combattere un battaglia legale.

“Il nostro avvocato – spiega Dario Antonacci – ha inviato una lettera di diffida per la restituzione della somma spesa per l’acquisto delle piantine, ad oggi non ci è arrivata nessuna risposta”. Pavanello, parlando con i tre fratelli poco tempo fa si è giustificato così: “Sono stato truffato da un mio dipendente”. La storia è raccontata da Michele Galvani sul Messaggero:

«Siamo tre fratelli – raccontano – e l’anno scorso abbiamo deciso di sfruttare un terreno di nostra proprietà per fare una tartufaia, con piante micorizzate al tartufo. Dopo varie ricerche su Internet ci siamo affidati alla “TuttoTartufo s.r.l.”: abbiamo preso contatti e il signor Pavanello ci ha dato tutte le istruzioni per preparare il terreno ad accogliere le piante che ci avrebbe portato. È venuto a visionare personalmente l’area ma poi ha mandato il signor Franco con le piantine di roverella micorizzate. Delle cento pagate ne sono arrivate novantanove. Ma non è l’unica cosa che stiamo aspettando».

Infatti, dopo che i tre fratelli hanno iniziato a sospettare che qualcosa non andasse per il verso giusto, uno di loro andando a una fiera in Umbria, si è imbattuto in un esperto di tartufi. «Appena ha sentito il nome della società a cui ci eravamo affidati – prosegue Dario Antonacci – ci ha messi subito in guardia consigliandoci di far analizzare le piantine da una biologa di Perugia». Le analisi non hanno lasciato dubbi: «Le piante non erano micorizzate come garantito nel contratto firmato».

A questo punto inizia la percorso più difficile: parlare con Pavanello e farsi ridare i soldi investiti. «Lo rintracciamo ma sia lui sia il tecnico ci rimandano l’appuntamento di settimane, poi di mesi. Io insisto – spiega ancora Dario – e lo chiamo tutti i giorni». Alla fine, «il 20 settembre si presenta e gli mostriamo i risultati delle analisi chiedendogli spiegazioni. La risposta? Lui stesso era stato truffato da un suo dipendente che, portandogli le piantine, le avrebbe sostituite con altre prive di micorizie». A quel punto sembra esserci una svolta. Pavanello «su consiglio del suo avvocato firma un foglio dove dichiara che se una seconda analisi avesse confermato l’insufficienza di micorizie come da legge, avrebbe restituito la somma dovuta». Il 30 ottobre arrivano i nuovi risultati. «Confermavano i primi».

Ma, scrive a Blitz l’avvocato di Pavanello, Giuliano Lanciano, la vicenda sarebbe in via di soluzione, e senza passare dal giudice: “L’eventuale controversia tra la Tutto Tartufo s.r.l. ed i sigg.ri Antonacci ha natura esclusivamente civilistica e potrà essere risolta in via transattiva – essendo peraltro già in corso dei contatti tra le parti orientati in tal senso – e sempre previa verifica, da parte del mio assistito e della società che rappresenta, delle doglianze dei sigg.ri Antonacci”.