Martina Levato: “Lanciavo acido perché mi faceva provare…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Novembre 2015 20:01 | Ultimo aggiornamento: 24 Novembre 2015 20:01
Martina Levato: "Lanciavo acido perché mi faceva provare..."

Alexander Boettcher e Martina Levato (foto Ansa)

MILANO – Lanciare l’acido? “In quel momento della mia vita e nel caos emotivo che vivevo (…) mi aveva fatta sentire, mi aveva fatto provare un senso di liberazione”. Lo ha spiegato Martina Levato, la studentessa condannata a 14 anni per un’aggressione (a Pietro Barbini) e sotto processo per altri blitz, lo scorso 13 novembre davanti al gup Roberto Arnaldi, come emerge dalle trascrizioni depositate e riportare dall’Ansa. La ragazza ha chiarito di aver “solo pensato a me stessa e a raggiungere quello che era il mio obiettivo”, ossia “riscattarmi come donna” e come “madre”.

Martina, nel corso dell’ interrogatorio nel processo abbreviato (a porte chiuse) anche a carico del presunto complice Andrea Magnani, come era emerso, ha ammesso soltanto due delle quattro aggressioni: quella a Pietro Barbini, per cui è stata già condannata, assieme ad Alexander Boettcher e a seguito dell’inchiesta del pm di Milano Marcello Musso, e il tentato blitz ai danni di Giuliano Carparelli. E ha chiarito di aver voluto colpire con l’acido i ragazzi che le avevano fatto “del male”, trattandola come un “oggetto sessuale”, difendendo, tuttavia, col silenzio ad ogni domanda sul suo ruolo, il suo amante Boettcher, ossia colui che era “in lutto” per la sua vita “frivola”, fatta di troppe relazioni.

Martina ha raccontato, come si legge nelle circa 260 pagine di trascrizioni da poco depositate, di aver deciso “di prendere in mano la mia vita e di essere protagonista per una volta, di non lasciarmi più sfuggire le situazioni di mano, ma di affrontare tutte quelle cose che mi avevano ferito, e mi avevano lasciato un oggetto appunto; cercando di riacquistare una dignità che mi sentivo di non avere in quel momento. Il tutto rafforzato – ha aggiunto – dal contesto che stavo vivendo, perché comunque, ripeto, Alex non riusciva a superare questa fase di stallo, e quindi io sono convinta che se non fossi stata con lui, se non avessi sentito quel bisogno di maternità, io non sarei mai arrivata a fare quello che ho fatto. Decido quindi di risolvere. La parola giusta è ‘risolvere'”.

Poi, la studentessa ha parlato dell’aggressione a Barbini: “Io nell’immediatezza del fatto – ha messo a verbale – che appunto è avvenuto molto velocemente, non mi sono resa conto purtroppo del gesto che avevo fatto e anzi io voglio essere sincera, come ho spiegato anche in occasione del Carparelli, l’attuazione di quel gesto in quel momento della mia vita e nel caos emotivo che vivevo, nel contesto che vivevo, mi aveva fatta sentire, mi aveva fatto provare un senso di liberazione”.

Tuttavia, ha proseguito, “quando sono stata poi arrestata, ho visto anche la portata mediatica del caso, ho percepito di avere fatto proprio una cosa gravissima (…) Il tutto poi l’ho percepito in maniera più vivida quando ho sperimentato l’esperienza del parto e mi sono sentita partecipe maggiormente del dolore di sua madre praticamente”.

I suoi legali, gli avvocati Barelli e Guarini, hanno mostrato a Levato le foto del volto sfigurato di Barbini in udienza e la ragazza ha reagito così: “io sono cosciente oggi di avergli comunque rovinato la vita e di averla rovinata a lui, alla sua famiglia e indirettamente anche alle persone che circondano anche me chiaramente, ai miei genitori, alla mia famiglia”.

Andrea Magnani “mi spiegava che addirittura faceva anche parte di un’associazione di volontariato non autorizzata, non mi ha mai detto il nome preciso, erano delle associazioni di volontariato che aiutavano le persone in difficoltà, ma lo facevano anche usando la violenza, facendo una specie di spedizioni punitive diciamo, erano delle squadre che si allenavano in alcune palestre comunali”. Così Martina Levato ha spiegato le ragioni dell’aiuto che il presunto complice le avrebbe dato in relazione a due aggressioni con l’acido.

Il dettaglio, continua l’Ansa, emerge dalle trascrizioni. Le attività e gli allenamenti di Magnani, secondo Martina, erano sempre finalizzati, tra l’altro, ad “andare a combattere in Ucraina come legionario straniero”. E in questo contesto, ha aggiunto la ragazza, “io avevo percepito che lui poteva aiutarmi sicuramente, perché aveva questa tipologia di passione così particolare e anche incentrate sulla violenza” e “gli faccio presente che ci sono delle persone che praticamente mi hanno … io rimango generica, che mi hanno fatto del male e onestamente non faccio presente a Magnani veramente chi sono queste persone”.