Massimo Bossetti, la Cassazione accoglie il ricorso dei suoi legali sull’esame dei reperti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Gennaio 2021 13:53 | Ultimo aggiornamento: 13 Gennaio 2021 13:53
Massimo Bossetti, la Cassazione accoglie il ricorso dei suoi legali sull'esame dei reperti

Massimo Bossetti, la Cassazione accoglie il ricorso dei suoi legali sull’esame dei reperti (foto Ansa)

E’ stato accolto dalla Cassazione il ricorso con il quale la difesa di Massimo Bossetti – condannato all’ergastolo per l’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio – ha contestato il ‘no’ all’accesso a 54 campioni di Dna richiesto ai fini di avere elementi per chiedere la revisione del processo.

Così è stata annullata con rinvio l’ordinanza con la quale la scorsa primavera la Corte di assise di Bergamo aveva negato l’accesso ai reperti biologici.

Occorrerà aspettare il deposito delle motivazioni degli ‘ermellini’ – che hanno preso la decisione ieri in camera di consiglio – per capire quale passaggio motivazionale deve essere rivalutato dai giudici bergamaschi.

Yara era scomparsa da Brembate di Sopra (Bergamo) il 26 novembre 2010, e solo dopo tre mesi fu ritrovato in un campo il suo corpo senza vita.

Massimo Bossetti, la sorella vuole cambiare cognome. Lui: “Diceva di volermi bene…”

Massimo Bossetti contro la sorella che ha deciso di cambiare il cognome. Lo fa scrivendo una lettera a Marco Oliva, conduttore della trasmissione Iceberg di Telelombardia, che il settimanale Oggi rende nota.

La sorella dice di voler cambiare cognome perché questo che porta le “pesa come un macigno”. Bossetti infatti si trova in carcere per aver ucciso Yara Gambirasio, la giovane trovata morta anni fa a Brembate Sopra (Bergamo). Delitto del quale Bossetti si è sempre proclamato innocente.

È stato “un gesto pianificato e violento che merita indifferenza, in questo modo si è esclusa dalla famiglia Bossetti”, scrive il muratore di Mapello condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio.

“Diceva di volermi bene…”

“Non credo”, prosegue Bossetti, “di dover sperperare ai quattro venti come quella persona è abituata (a diffondere, ndr) le cose private e familiari solo per mettere in risalto la propria visibilità e notorietà. Quella persona ha preferito voler soffocare l’affetto, sostituendo il proprio cognome, cosa che non condivido affatto, per niente… Avendo lei stessa affermato più volte di volermi bene e di credere nell’assoluta mia innocenza, a maggior ragione, avrebbe dovuto ancor più lottare con le unghie a denti stretti e a spada tratta, con tutta la forza necessaria, tenendo ancor più alto e vivo il proprio cognome che tanto ci accomuna”.

Quindi Massimo Bossetti conclude con un appello: “Aiutatemi aiutatemi aiutatemi, sono disperato. Toglietemi di dosso sta ca**o di devastante etichetta o dentro di me non troverò la pace. Per favore statemi tutti vicini e aiutatemi seriamente a far sì che la disperazione non prenda il sopravvento”. (Fonti: Ansa, Oggi).