Massimo Giuseppe Bossetti, Riesame: “Dna nucleare grave indizio”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Marzo 2015 20:03 | Ultimo aggiornamento: 13 Marzo 2015 20:04
Massimo Giuseppe Bossetti, Riesame: "Dna nucleare grave indizio"

Massimo Giuseppe Bossetti, Riesame: “Dna nucleare grave indizio”

BRESCIA – Quella perizia sul Dna non cambia la sostanza: per il Riesame Bossetti resta fortemente indiziato dell’omicidio di Yara Gambirasio e quindi deve restare in galera. La mancata corrispondenza tra il Dna mitocondriale trovato sul corpo di Yara, che non risulta essere di Massimo Bossetti, e quello nucleare, certamente del muratore, “non è dirimente e non scalfisce l’estrema rilevanza e significatività dell’indizio grave”, appunto il Dna nucleare. E’ quello che scrive il Riesame negando la scarcerazione a Bossetti.

“Nonostante la contraddizione persista e la questione resti discutibile” spiegano i giudici bresciani, “gli argomenti spesi non sono in grado di inficiare l’affermazione di appartenenza a Massimo Giuseppe Bossetti del Dna nucleare trovato nelle tracce biologiche corrispondenti al profilo genetico di ‘Ignoto 1’, in quanto vi e una piena compatibilità di caratteristiche genetiche, per 21 marcatori STR autosomici”.

Per i giudici, che hanno negato per la seconda volta la scarcerazione a Bossetti, “ne consegue che la mancata concordanza con marcatori genetici mitocondriale, espressamente definita di secondaria importanza e scientificamente spiegabile dal dottor Casari (consulente della Procura ndr.), sia per le metodiche più complesse che il Dna mitocondriale richiede, sia per la maggior degradabilità operata da agenti esterni e sia, infine, per l’invasività del Dna mitocondriale degli operatori che conducono l’indagine di laboratorio, non è dirimente e non scalfisce l’estrema rilevanza e significatività dell’indizio grave a carico del prevenuto, tanto più pregnante quanto più si pone mente alla localizzazione delle tracce da cui erano tratti i campioni di Dna (vicino al taglio degli slip e dei leggings della vittima), dunque in zona sensibile e attinta da arma bianca.

A questo, i giudici aggiungono che “la valenza dimostrativa dell’accertamento sul Dna non è infirmata dall’esclusione della presenza di formazioni pilifere riconducibili all’indagato sul cadavere, in quanto si tratta di dato scarsamente significativo, che non contraddice l’assunto di un contatto diretto tra Yara Gambirasio e Massimo Giuseppe Bossetti, attestato dallo sversamento ematico del ricorrente sugli abiti della ragazzina”.