Migranti, stop ai voli degli aerei delle Ong per individuare i gommoni

di redazione Blitz
Pubblicato il 27 Agosto 2019 10:19 | Ultimo aggiornamento: 27 Agosto 2019 10:19
Migranti in mare

Migranti in mare salvati da una Ong (Foto Ansa)

ROMA – Stop ai voli degli aerei delle Ong. L’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, nega il permesso di decollo da Lampedusa a Moonbird e Colibrì, i due aerei leggeri che sorvolano il Mar Mediterraneo per avvistare i gommoni dei migranti.

“Le norme nazionali impongono che quei velivoli possano essere usati solo per attività ricreative e non professionali”, sostiene l’Enac. E così i due aerei possono solo, quando riescono, partire da aeroporti lontani, in altri Stati, spiegano Marco Mensurati e Fabio Tonacci su Repubblica. 

Eppure gli occhi dall’alto delle Ong sono importantissimi nelle missioni di Search and Rescue delle navi. Spesso solo dall’alto si possono avvistare i piccoli gommoni carichi di migranti. 

Per i tecnici dell’Enac Colibrì, il Mcr-4S a elica di Pilotes Volontaires, “non è un aeromobile certificato secondo standard di sicurezza noti ed è in possesso di un permesso di volo speciale che non gode di un riconoscimento per condurre operazioni su alto mare. È stato inoltre oggetto di modifiche significative di cui non abbiamo tracciabilità. Quelle di Search and Rescue sono operazioni professionali che richiedono un regime autorizzativo, non compatibile con gli aeromobili di costruzione amatoriale”. Moonbird, Cirrus Sr22 della svizzera Humanitarian Pilote Initiative e della tedesca Sea-Watch,  presenta caratteristiche simili a quelle di Colibrì. “Ha chiesto di venire a Lampedusa, siamo in attesa di ricevere documenti e motivazioni”.

Gli esperti di aviazione interpellati da Sea Watch smontano l’approccio Enac: “Ci viene da pensare che dietro a queste complicazioni burocratiche – dice Giorgia Linardi, responsabile di Sea Watch Italia – ci sia la volontà politica di fermare le attività di ricognizione. Evidentemente dà fastidio che gli occhi della società civile siano tanto in mare quanto in aria”.

Una tesi che ben si accorda con la politica migratoria dell’ultimo periodo, italiana ed europea. Da tempo fanno i comandi militari e i centri di coordinamento europei non rilanciano le segnalazioni di imbarcazioni in difficoltà, come sarebbe loro dovere fare, ma parlano direttamente con le autorità libiche. Che così intervengono per riportare nei loro campi di tortura i migranti in fuga. Respingimenti di fatto, insomma, che violano i trattati internazionali. 

Fonte: Repubblica