Mose, per Giancarlo Galan “case, barche e una galassia di società”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 Giugno 2014 16:39 | Ultimo aggiornamento: 7 Giugno 2014 16:39
Mose, per Giancarlo Galan "case, barche e una galassia di società"

Giancarlo Galan (Foto Lapresse)

VENEZIA – Case, barche ed un intreccio di società in Italia, Croazia ed Indonesia: nel caso Mose che ha coinvolto l’ex governatore della Regione Veneto Giancarlo Galan sono questi alcuni degli elementi delle 400 pagine della richiesta di custodia cautelare firmata dai pubblici ministeri.

Su Repubblica Fabio Tonacci ricostruisce i giri di soldi che passavano da casa Galan, dove, dal 2000 al 2011, sono stati dichiarati 1,4 milioni di euro ma ne sono usciti 2,7.

La villa trecentesca di Cinto Euganeo, ristrutturata grazie al milione dall’imprenditore Giorgio Baita, è solo il frutto di questo intreccio, scrive Tonacci.

“E’ guardando dentro la Franica Doo, una srl di diritto croato, che si scopre altro. È la società tramite la quale i Galan «gestiscono il proprio patrimonio estero detenuto in Croazia», patrimonio che, sulla base di un’indagine tecnica, risulta comprendere «diverse imbarcazioni, molti immobili e conti correnti». Lo scrivono i pm nelle 400 e passa pagine della richiesta di custodia cautelare. Alla Franica Doo si affiancano la Ihlf srl, partecipata al 50 per cento dall’ex governatore del Veneto «in modo anonimo», cioè tramite la fiduciaria milanese Sirefid Spa, che opera nel settore delle consulenze finanziarie. L’altro 50 per cento è in mano a «importanti dirigenti sanitari veneti e lombardi», nonché, per il 6,25 per cento, alla fiduciaria Esperia spa «per conto di ignoti». E oltre alla Ihlf, Galan ha le mani anche su Amigdala srl, partecipata dalla moglie Sandra Persegato al 20 per cento sempre dietro lo scudo della Sirefid.

C’è poi la cassaforte di famiglia, che si chiama come la figlia, Margherita. I coniugi Galan ne detengono il 100% delle quote. Questa holding

“funge da camera di controllo per le attività di altre tre aziende: una tenuta agricola da un milione di euro a Casola Valsenio, nel Ravennate, e due società di commercio e trattamento di energia elettrica. Sono la San Pieri srl del cui capitale Galan ha «direttamente e indirettamente» il 21 per cento, per un valore di 1,3 milioni e la Energia Green Power srl, partecipata al 10 per cento. Il tesoretto italiano, accumulato come?

A gestire tutto questo patrimonio secondo la Procura di Venezia ci sarebbe stato il commercialista Paolo Venuti. Riferisce Tonacci:

“Le microspie posizionate sull’autovettura di Venuti, di recente, hanno captato una conversazione con una persona, che — annotano i magistrati — «da riconoscimento vocale pare essere Christian Penso, collega del suo studio». Durante la chiacchierata, il commercialista si lascia andare: «Fai presto a dare 100, 200 mila tanto perché le cose filino veloci… parliamo di appalti a miliardi di euro…». E l’altro risponde: «Senti, a noialtri ha fatto fare quelle fatture… tac tac… senza girarsi, cioè noi siamo tra i… tra virgolette, tra i beneficiati ». «Giancarlo è molto spaventato — chiosa Venuti — stavo tirando giù quattro dati delle dichiarazioni vecchie… non è mica facile, se dicono dimostrami come hai comprato casa, tu devi avere i dati messi in fila». A preoccupare chi tiene la contabilità di casa Galan, però, è il redditometro e i suoi possibili effetti. «Tutto il nero lo spendi… non so, vestiti, ristoranti…».

Per la Procura veneziana Venuti era “il prestanome” di Galan. Proprio i coniugi Venuti avrebbero garantito il capitale per la Thelma Italia spa,

“«la facciata italiana di un affare da 55 milioni di dollari». Le quote di Thema sono formalmente intestate a terzi. Ma c’è un particolare che insospettisce i finanzieri: «Il capitale è stato garantito dai coniugi Venuti attraverso un importante prestito obbligazionario di oltre 1 milione di euro, attraverso la Sirefid». Ancora la Sirefid, la fiduciaria milanese. Una serie di intercettazioni ambientali hanno convinto i pm che le operazioni della
Thema costituiscano «interesse primario dei Galan». Quando a luglio del 2013 Venuti viene sottoposto a un controllo doganale all’aeroporto di Venezia Tessera, saltano fuori documenti di compravendite societarie nel sud est asiatico. Nessuna delle quali è intestata a Venuti, ma sono «riconducibili alla famiglia Galan».”