Ricatto a Berlusconi, arrestato Tarantini

Pubblicato il 1 Settembre 2011 8:47 | Ultimo aggiornamento: 1 Settembre 2011 18:48

Giampaolo Tarantini (Foto Lapresse)

NAPOLI, 1 SET – Accompagnò ragazze a palazzo Grazioli, dopo di che ricattò il premier, e per questo è finito in galera Gianpaolo Tarantini. Berlusconi, saputa la notizia, ha detto che si è limitato a aiutare una famiglia in difficoltà. Nelle stesse ore grande polemica politica per un Berlusconi vittima e non indagato. Questi in grandi linee gli esiti dell’inchiesta della Questura di Napoli che ha arrestato Gianpaolo Tarantini, 34 anni, e la moglie Angela Devenuto, per il reato di estorsione ai danni di Berlusconi.

L’inchiesta che ha portato all’arresto di Tarantini – l’imprenditore barese che nel 2008 aveva portato Patrizia D’Addario a palazzo Grazioli – vede coinvolto anche Valter Lavitola, direttore ed editore del quotidiano online Avanti!, per il quale è stato chiesto l’arresto. L’estorsione ai danni del Cavaliere sarebbe consistita in un versamento di 500 mila euro a Tarantini e in altre somme (20mila euro) versate ogni mese per pagare l’affitto della casa romana, forse quella in via Veneto dove l’imprenditore barese e la moglie sono stati arrestati. Il presidente del Consiglio ha negato di essere vittima di un’estorsione: ”Ho aiutato una persona (cioè Tarantini, ndr) e una famiglia con bambini che si è trovata e si trova in gravissime difficoltà economiche. Non ho fatto nulla di illecito, mi sono limitato ad assistere un uomo disperato non chiedendo nulla in cambio”.

L’ipotesi della procura di Napoli è che Tarantini abbia ricevuto il compenso per continuare a dichiarare, nel processo barese in cui è indagato, che Berlusconi non sapeva di ospitare alle sue feste escort prezzolate dallo stesso imprenditore pugliese. Secondo l’accusa, il mezzo milione sarebbe dovuto servire, soprattutto, a convincere Tarantini a scegliere la strada del patteggiamento in un procedimento in cui sarebbe l’unico imputato, evitando così un processo pubblico con la conseguente diffusione di intercettazioni telefoniche ritenute imbarazzanti per il premier.

Gli inquirenti sospettano inoltre l’esistenza di un raggiro di Lavitola ai danni di Tarantini, con il primo che avrebbe trattenuto 400 dei 500 mila euro destinati al secondo. Il giudice ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere anche nei confronti di Valter Lavitola il quale, a quanto si è appreso, risulta irreperibile e dunque latitante. Lavitola si troverebbe da diverso tempo all’estero.

Per parlare di denaro adoperavano un ”linguaggio criptico, convenzionale”. In particolare nelle conversazioni intercettate dagli inquirenti si faceva riferimento alla ”stampa di fotografia”. A usare il codice cifrato era in particolare Valter Lavitola che per telefonare adoperava solitamente una scheda sim panamense. Nell’ordinanza sono riportate varie intercettazioni, come quella tra Lavitola e Marinella Brambilla, segreteria di Berlusconi. Questo lo stralcio di una telefonata intercorsa tra i due il 23 giugno scorso. Brambilla: ok, allora riusciamo a stampare dieci foto, mandami…chi mi mandi il solito Juannino lì il tuo? Lavitola: ok. Marinella: quando lo mandi? perchè io esco alle undici col dottore, mandamelo immediatamente. In un’altra telefonata del 28 giugno si torna a parlare di ”foto”, quando Marinella dice a Lavitola: ”le 20 foto sono pronte, mandami…quando?”.

Patrizia D’Addario ha detto a caldo che non può parlare ma lo farà a tempo debito: “Ci sarà un momento in cui parlerò anche io”.