Napoli. Omicidio Buonocore, uno dei sicari testimone a favore di Perillo

Pubblicato il 22 Settembre 2010 15:45 | Ultimo aggiornamento: 22 Settembre 2010 15:58

Teresa Buonocore, uccisa in un agguato nella zona portuale di Napoli

Alberto Amendola, uno dei due giovani fermati con l’accusa di avere assassinato Teresa Buonocore, aveva testimoniato a favore di Enrico Perillo, il geometra condannato lo scorso giugno a 15 anni di reclusione per gli abusi su una figlia della donna e su un’altra bambina. In particolare aveva riferito che una delle due bimbe era andata nella sua bottega per farsi fare un tatuaggio e in quella circostanza gli aveva confidato che le accuse da lei rivolte a Perillo erano false.

Dalle indagini, coordinate dal pm Danilo de Simone e dal procuratore aggiunto Giovanni Melillo, è emerso che i due avevano preparato l’agguato con cura, sincerandosi della posizione delle telecamere e provvedendo a coprire la targa dello scooter con un giubbotto. Si erano anche precostituiti gli alibi: in particolare Avolio (il cui padre fu ucciso in un agguato di camorra quando lui aveva due anni) ha riferito che, all’ora del delitto, si stava allenando a correre; ha anche fornito il percorso seguito e il tempo impiegato.

L’alibi, però, non ha retto, poiché gli investigatori hanno calcolato che, con la sua stazza (pesa 108 chili), il giovane non avrebbe potuto percorrere quel tragitto nel tempo indicato. I due si erano anche disfatti degli abiti che indossavano al momento dell’agguato, in parte gettandoli e in parte portandoli in lavanderia.