Ndrangheta in Umbria: 61 arresti: “Infiltrazioni nell’economia locale”

Pubblicato il 10 Dicembre 2014 8:24 | Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre 2014 8:24
Ndrangheta in Umbria: 61 arresti: "Infiltrazioni nell'economia locale"

Ndrangheta in Umbria: 61 arresti: “Infiltrazioni nell’economia locale” (foto d’archivio)

PERUGIA – La ‘ndrangheta ha messo radici anche in Umbria: 61 gli arresti eseguiti dai Ros nella regione. Sequestrati beni per oltre 30 milioni. Nel mirino degli investigatori un sodalizio radicato nella regione, con “diffuse infiltrazioni nel tessuto economico locale” e “saldi collegamenti” con le cosche calabresi di origine. Nello stesso giorno è stata eseguita un’altra operazione contro la ‘ndrangheta, ma in Calabria.

Diversi i reati contestati: associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, danneggiamento, bancarotta fraudolenta, truffa, trasferimento fraudolento di valori, traffico di stupefacenti e sfruttamento della prostituzione. L’inchiesta, spiegano gli investigatori, “ha documentato le modalità tipicamente mafiose di acquisizione e condizionamento di attività imprenditoriali, in particolare nel settore edile, anche mediante incendi e intimidazioni con finalità estorsive”.

Reggio Calabria

In Calabria, invece, 25 decreti di fermo emessi dalla Direzione distrettuale antimafia nei confronti di presunti esponenti della cosca di ‘ndrangheta dei Tegano di Reggio Calabria. I fermati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, favoreggiamento e procurata inosservanza pena aggravati dalle modalità mafiose. L’operazione, denominata “Il Padrino”, al termine di un complessa attività investigativa, ha consentito di ricostruire l’organigramma della cosca e di acquisire elementi aggiornati sulle innumerevoli attività illecite gestite dai Tegano.

I fermati sono accusati, tra l’altro, di avere favorito la latitanza del boss Giovanni Tegano, arrestato il 26 aprile 2010 dopo 17 anni di latitanza. Tegano era stato sorpreso dagli agenti della squadra mobile e dello Sco in una villetta in località Perretti di Reggio Calabria ed aveva cercato di nascondersi in una stanza buia. L’uomo, 74 anni, era inserito nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi e dal 1995 erano state diramate le ricerche in campo internazionale.