Novara: coinvolgono il pm in un finto sexygate, a giudizio detenuto e la compagna

Pubblicato il 22 Novembre 2010 16:38 | Ultimo aggiornamento: 22 Novembre 2010 17:04

Hanno tentato di mettere in piedi un finto sexygate alla Procura di Novara cercando di coinvolgere un pm e accusandolo di aver chiesto dei favori sessuali. I due, un detenuto e la sua compagna, sono però stati smascherati e ora il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo ha chiesto e ottenuto per loro il processo con rito immediato mentre per il magistrato, ignaro del ‘complotto’ ai suoi danni, e’ stata fatta istanza di archiviazione.

La vicenda risale alla scorsa estate quando al procuratore della Repubblica di Novara era arrivata una lettera firmata da Carlo Viti, in carcere per aver violato degli obblighi di sorveglianza a causa di un vecchio procedimento per omicidio, che denunciava una richiesta di ”prestazioni sessuali” alla sua fidanzata, Maria Gabriella Ferrario, avanzate da parte di un pm in cambio di un suo intervento per fare ottenere all’uomo gli arresti domiciliari.

La coppia aveva anche riferito di essere in possesso di una cassetta con la registrazione della proposta a luci rosse del magistrato. Ma le indagini hanno accertato non solo che quel ‘nastro’ non e’ mai esistito ma che tutta la vicenda e’ stata una semplice montatura. Adesso il detenuto dovra’ rispondere davanti ai giudici della decima sezione penale del tribunale di tentata estorsione e la donna di calunnia aggravata perche’, come e’ scritto negli atti dell’inchiesta, ”incolpava sapendolo innocente” il sostituto procuratore. Il processo si aprira’ tra un paio di mesi.

Come ricostruito nelle carte dell’inchiesta, era stata la donna a inventarsi la storia della finta proposta da parte del magistrato e il suo compagno ne aveva poi approfittato per spingerla a ricattarlo. Lo stesso procuratore aggiunto Robledo, infatti, scrive che la relazione tra il detenuto e la donna, che aveva gia’ un matrimonio alle spalle, e’ ”complessa e variegata sotto il profilo psicologico”. Lui, infatti, era anche stato denunciato da lei per stalking. Con l’invenzione del ricatto sessuale la donna, secondo il pm, ”ha voluto da un lato ingelosire e dall’altro dimostrare al Viti l’intensita’ dell’affetto che provava per lui al fine di legarlo ulteriormente a se”’. Il detenuto, invece, aveva ”creduto” ai suoi racconti e colto ”l’occasione per avanzare un vero e proprio ricatto al magistrato” per ottenere i domiciliari.

Aveva fatto avere alla sua donna dal carcere una lettera ricattatoria che lei poi avrebbe dovuto portare al magistrato, assieme alla registrazione che la donna sosteneva di avere. Lei aveva fatto finta di ”seguire le istruzioni”, consapevole pero’ che la situazione le era sfuggita di mano, ma dal magistrato non c’era mai andata. La falsita’ dei suoi racconti era emersa quando era stata interrogata nell’ambito dell’inchiesta del pm Robledo. Dalle perquisizioni nella sua casa non era saltata fuori alcuna registrazione, ma solo le lettere del suo compagno che parlavano del ricatto ai danni del magistrato.