Garlasco, quarto zig zag della Corte: “Annullare condanna”

di redazione Blitz
Pubblicato il 11 Dicembre 2015 14:31 | Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre 2015 16:26
Omicidio Garlasco, procuratore: "Annullare condanna Stasi"

Alberto Stasi

ROMA – Nuovo zig zag della Corte nell’inchiesta sull‘omicidio di Garlascodopo due assoluzioni e una condanna per Alberto Stasi, unico imputato per la morte della ex fidanzata Chiara Poggi, la pubblica accusa in Corte di Cassazione chiede che l’ultima sentenza (la condanna a sedici anni) sia annullata. 

Come in molti dei più noti casi di cronaca italiana degli ultimi anni, dal delitto di Cogne a quello di Perugia, con Amanda Knox e Raffaele Sollecito imputati, anche nel caso di Garlasco quest’ultimo processo potrebbe nuovamente cambiare il destino di Alberto Stasi. Questa volta la pubblica accusa parla di “movente inesistente”, di inquinamento delle prove, o quanto meno del luogo in cui le prove sono state raccolte.

Stasi, fidanzato di Chiara Poggi all’epoca dell’omicidio (nell’agosto del 2007) era stato assolto in primo e secondo grado e condannato con rito abbreviato a 16 anni di carcere nell’Appello bis. E’ passato ormai quasi un anno dal verdetto con cui, dopo l’annullamento con rinvio da parte della Corte di Cassazione dell’assoluzione di secondo grado, si è stabilito che Stasi avrebbe “brutalmente ucciso la fidanzata”.

Il procuratore generale della Cassazione ha contestato l’impianto accusatorio dell’ultima sentenza di condanna nei confronti di Stasi. “Io non sono in grado di stabilire se Alberto Stasi è colpevole o innocente. E nemmeno voi”, ha detto il procuratore rivolgendosi al collegio, “ma insieme possiamo stabilire se la sentenza è fatta bene o male. A me pare che sia da annullare”.

Il procuratore generale, che rappresenta la pubblica accusa, ha parlato di un “movente che non c’è ma si costruisce ad arte”: 

“La sentenza di rinvio dà atto che il movente non è stato individuato, ma poi si industria a costruirne uno legato alla vicenda delle immagini pornografiche”, con il timore che Chiara potesse distruggere “l’immagine di ragazzo perbene e studente modello di Alberto” ma “la logica ci viene in soccorso e impone di escludere l’insostenibile ipotesi secondo la quale per evitare che la sua fidanzata rendesse nota la passione per la pornografia decidesse di ucciderla costituendosi come alibi proprio quel pc pieno di immagini pornografiche consegnato la mattina dopo ai carabinieri”.

Parlando poi delle impronte delle scarpe, il procuratore generale ha osservato che “la scena del delitto è stata calpestata da 24 persone. Per questo gli accertamenti fatti risultano inaffidabili per il massiccio inquinamento del luogo. Che fine hanno fatto le impronte in uscita? Stasi non può essere andato via volando, anche perché la sentenza dice che le scarpe di Stasi sono copiosamente imbrattate di sangue”.

LE POSSIBILI SOLUZIONI IN CASSAZIONE – Adesso la quinta sezione della Corte di Cassazione dovrà decidere se confermare oppure no la condanna a sedici anni inflitta a Stasi, unico imputato per la morte di Chiara Poggi. Tre le possibili soluzioni: confermare la sentenza con cui, il 17 dicembre dello scorso anno, l’appello bis di Milano ha condannato Stasi a 16 anni.; accogliere il ricorso della Procura generale di Milano e aggravare la pena; oppure (e questa è la richiesta del pg) annullare la sentenza di Milano e scagionare definitivamente l’ex bocconiano. Nei primi due casi si apriranno per Stasi le porte del carcere.

L’ITER GIUDIZIARIO – Ecco per sommi capi le tappe dell’iter giudiziario. Il 28 marzo 2009, a sorpresa, gli avvocati di Stasi chiedono che il proprio assistito sia processato con il rito abbreviato. Nel processo, iniziato il 9 aprile, l’accusa chiede 30 anni per Stasi, la difesa l’assoluzione. Il 17 dicembre 2009 la sentenza: Stasi viene assolto per insufficienza di prove. Il 30 aprile 2010 il ricorso in appello, con tre sostanziali novità: la richiesta di un esame approfondito su un capello castano chiaro lungo 1,2 centimetri trovato nella mano sinistra della vittima; un riesame del martello sequestrato in casa Stasi; l’ampliamento del lasso di tempo per l’orario della morte. Il 7 dicembre 2011 anche la Corte d’appello di Milano assolve il giovane. Il 18 aprile 2013 la prima sezione penale della Cassazione annulla l’assoluzione inducendo la disposizione di un nuovo processo d’appello. Il 17 dicembre 2014 Stasi viene condannato a 16 anni di reclusione dai giudici della prima Corte d’assise d’appello di Milano, davanti ai quali si è celebrato l’appello bis.