Sanità pubblica, code troppo lunghe: 41% non si cura più

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 Ottobre 2015 18:52 | Ultimo aggiornamento: 20 Ottobre 2015 18:52
Sanità pubblica, code troppo lunghe: 41% non si cura più

Sanità pubblica, code troppo lunghe: 41% non si cura più

ROMA – Il 41% degli italiani rinuncia a farsi curare perché le liste d’attesa sono troppo lunghe. E’ l’inquietante dato emerso da una statistica del Censis. E quando il paziente non smette di curarsi, perlomeno rimanda analisi cliniche e visite mediche a data da destinarsi. La colpa è delle lunghe attese della sanità pubblica, ma anche dei costi ancora troppo elevati di quella privata, che spingono le famiglie a tirare la cinghia e a risparmiare anche sui servizi di welfare che prima ritenevano indispensabili.

Stando a questa statistica, chi decide di andare lo stesso dal medico o di sottoporsi a esami specialistici più o meno costosi spesso paga ‘di tasca propria’ “il 18% della spesa sanitaria totale”. Una percentuale molto più alta rispetto al 7% della Francia e al 9% dell’Inghilterra e che si traduce in una spesa pro capite annua di circa 500 euro. Una situazione che fa riflettere i cittadini e fa dichiarare al 53,6% degli intervistati dal Censis che “la copertura dello stato sociale si è ridotta”.

Nel complesso, circa la metà delle famiglie italiane ha dovuto infatti rinunciare in un anno ad almeno una prestazione di welfare: dalla sanità all’istruzione, dal socio assistenziale e al benessere. Le quote più elevate di rinunciatari sono nei comuni con al massimo diecimila abitanti (dove oltre il 59% delle famiglie ha razionato le spese nel welfare), nelle regioni del Sud e delle Isole (57%), tra le famiglie mono genitoriali e i Millenials.

Non è un caso se a queste tematiche si aggiunge anche un altro problema: quello di servizi di welfare pagati senza fatture o ricevute. Nell’ultimo anno, infatti, secondo il Censis “al 32,6% degli italiani è capitato, direttamente o a un membro della proprio famiglia, di pagare prestazioni sanitarie o di welfare in nero”. In particolare, oltre il 21% degli intervistati ha dichiarato di aver pagato senza fattura o ricevuta visite mediche specialistiche, il 14,4% visite odontoiatriche, il 2,4% ripetizioni di matematica e di lingue e l’1,9% prestazioni infermieristiche”. Nel Meridione la percentuale sale ancora di più, visto che a pagare questo tipo di servizi in nero è stato il 41% degli intervistati.