Paolo Borsellino, Antonino Vullo, sopravvissuto alla strage: “Sentii un’ondata di calore, poi il boato”

di redazione Blitz
Pubblicato il 18 Luglio 2019 16:12 | Ultimo aggiornamento: 9 Settembre 2019 10:10

Nella foto Ansa, Paolo Borsellino

PALERMO – “Sono trascorsi 27 anni da quel maledetto giorno ma ancora il dolore e l’angoscia non passano. Ancora oggi quell’inferno lo porto sempre addosso”: con queste parole Antonino Vullo ricorda l’attentato in via D’Amelio a Palermo che il 19 luglio del 1992 uccise il magistrato Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta Eddie Cosina, Walter Li Muli, Emanuela Loi, Agostino Catalano e Claudio Traina.

Intervistato da”agenzia AdnKronos Vullo ricorda quei momenti. “Quel pomeriggio mi ritrovai in pochi istanti all’inferno. Non c’è giorno, non c’è notte in cui io non pensi a quel caldo pomeriggio, quando mi ritrovai all’inferno”. 

Lui aveva lasciato Borsellino e gli uomini della scorta ed era tornato indietro a parcheggiare meglio l’auto. Una casualità che gli ha evitato la morte: “Mentre ero girato con il viso per fare retromarcia, ho sentito un’ondata di calore infernale e poi il boato. Sono sceso dall’auto che era già in fiamme. Intorno a me era tutto buio. Mai nessuno di noi era stato prima in via D’Amelio. Io conoscevo la zona e quel giorno aprii il corteo di auto blindate. Quando arrivammo vedemmo subito quelle macchine parcheggiate dove non potevano stare”.

“L’esplosione – ricorda Vullo all’AdnKronos – non avvenne subito, ma solo dopo che il giudice e gli agenti di scorta erano già all’interno del cortile”. Lui si sentì schiacciare “da una fortissima pressione dentro la macchina”.Scese dall’auto e iniziò a girovagare, finché si rese conto di camminare sui resti di un piede di un collega. 

Adesso, 27 anni dopo, Vullo si sente “dimenticato”: “Abbandonato no. Ma io, come anche altre vittime sopravvissute, siamo stati dimenticati. Soprattutto dai nostri Ministeri di appartenenza. Sicuramente non ha fatto bene. Essere sopravvissuti è difficile. Ancora oggi non è facile riuscire ad accettare di essere un sopravvissuto”.

Vullo parteciperà alle manifestazioni per l’anniversario della strage: “Partecipo sempre – dice – andrò alla caserma Lungaro, in questura, in via D’Amelio”. Sulle polemiche di una “passerella” in via D’Amelio dice: “Da diversi anni non ci sono passerelle in via D’Amelio. Nei primi anni si era aggregata molta gente che, in realtà stavano dalla parte opposta della storia. Non voglio fare i nomi, tanto si conoscono…”. (Fonte: AdnKronos)