Parchi pubblici: la gente non si tiene. Roulette russa a chi richiude prima

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 Maggio 2020 9:47 | Ultimo aggiornamento: 7 Maggio 2020 9:47
Fase 2 Parchi pubblici: la gente non si tiene. Roulette russa a chi richiude prima

Parchi pubblici: la gente non si tiene. Roulette russa a chi richiude prima (Foto Ansa)

ROMA – Parchi pubblici: la gente non si tiene. Comprensibilmente la gente affolla parchi e giardini e ville pubbliche, è primavera.

Comprensibilmente non riesce, spesso neppure tenta, di attenersi al restare distanziati.

Bambini giocano e si mischiano tra loro, realizzando traiettorie e occasioni di contatto che coinvolgono mamme e papà.

Chi è andato a fare un po’ di esercizio sportivo necessariamente incrocia altri che fanno lo stesso. E sono tanti.

Insomma nei parchi pubblici l’assembrarsi è naturale e spontaneo, quasi inevitabile data la folla.

Non è il caso di dar la croce sulle spalle a nessuno, ma le regole di comportamento anti contagio sono di fatto inapplicabili e inapplicate nei parchi e giardini aperti al pubblico.

E a nulla valgono i richiami verbali (che altro potrebbero fare?) di Vigili Urbani.

Basta guardare le foto della gente, tanta, nei parchi pubblici di Milano. Basta andare a fare due passi a Villa Ada o Villa Borghese a Roma. Gente, tanta gente che non tiene le distanze, si fa accompagnare inutilmente da una mascherina mal tenuta, crea a ripetizione piccoli e talvolta neanche tanto piccoli gruppi di umanità.

Parchi pubblici, tanta gente e la gente non si tiene: tende ovviamente a comportarsi come normalmente ci si comporta in un parco pubblico a primavera.

Ogni giorno di più, ogni giorno la gente tende sempre più a comportarsi come normalmente si fa, si faceva. Lo si osserva con nettezza nei parchi pubblici, ma il progressivo recupero del normale comportarsi è visibile anche in altri, molteplici, gesti quotidiani. Distanza, guanti e mascherine ci sono certo, ma sono sbarramenti anti contagio pieni, ricolmi di eccezioni nell’uso.

Parchi pubblici, da Roma a Milano e in ogni città qui si vede come la tendenza, tanto spontanea quanto incolpevole e inconsapevole, sia quella di giocare alla roulette russa.

Roulette russa facendo girare il tamburo della pistola. E poi premendo il grilletto. Sperando, puntando sul fatto che l’unico proiettile su sei nel tamburo non sia quello del momento in cui si preme il grilletto. Cavarsela e passare la pistola ad un altro, fino a che…

La gente non si tiene ed è perfino ovvio sia così. Praticamente tutti premono per riaprire quel che è ancora chiuso, ed è comprensibile quanto irresistibile la spinta a riaprire.

Tutti giurano e garantiscono che tutto è e sarà riaperto in sicurezza. E questa è invece una bugia, forse pietosa forse no. In presenza di epidemia, ed epidemia è in corso, in sicurezza totale proprio nulla. Protezione magari. Protezione massima, questa sì. Che però tende con i giorni ad allentarsi. E che in alcuni luoghi è di fatto impraticabile. Appunto i parchi pubblici, oggi. Ma domani anche non pochi dei luoghi e attività che riapriranno.

Per cui roulette russa a chi richiude prima. Non  Italia che richiude tutta, questo non sarà. Mai. Il paese tutto non se lo può permettere e non lo permetterà. Qualunque sia il numero dei contagi e delle vittime non ci sarà nuovo lockdown nazionale.

Ma qualcuno, qualcosa, qualche luogo sicuramente conoscerà e subirà nuova chiusura. Un grumo di paesi limitrofi, una provincia, una città…E poi forse un’altra piccola zona in altra parte d’Italia…Fino a metà giugno si giocherà alla roulette russa, poi qualcuno si sarà sparato alla tempia il proiettile del nuovo lockdown. Chi lo dice? I numeri, le dimensioni, la realtà del contagio e l’impossibilità da parte della gente di non essere normale.