Peste suina africana a Roma, su un cinghiale morto il primo caso: a rischio 50mila maiali allevati

L'infezione è stata accertata dai rilievi autoptici effettuati su una carcassa di cinghiale rinvenuta nel parco dell'Insugherata.

di FIlippo Limoncelli
Pubblicato il 6 Maggio 2022 - 11:39 OLTRE 6 MESI FA
peste suina roma

Peste suina africana a Roma, su un cinghiale morto il primo caso: a rischio 50mila maiali allevati (foto ANSA)

Il primo caso di peste suina africana è stato rilevato a Roma. L’infezione è stata accertata dai rilievi autoptici effettuati su una carcassa di cinghiale rinvenuta nel parco dell’Insugherata, tra via Trionfale e via Cassia.

Primo caso di peste suina africana a Roma

Il caso in questione è stato segnalato e individuato dall’Istituto zooprofilattico del Lazio e confermato poi da quello di Umbria e Marche, quale centro di riferimento nazionale per questa malattia. Adesso si dovrà aspettare l’esito dell’autopsia sul corpo dell’animale per capire se si tratti dello stesso ceppo che ha già colpito nel nord Italia. Intanto è stato attivato il monitoraggio sull’intera area per circoscrivere i confini della zona interessata. 

Peste suina, l’allarme: 50mila maiali a rischio

Sono quasi cinquantamila i maiali allevati nel Lazio a rischio per la peste suina africana (Psa) che è spesso letale per questi animali, ma non è, invece, trasmissibile agli esseri umani e nessun problema riguarda la carne. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti. Una emergenza nazionale con l’adozione nelle zone interessate – sottolinea Coldiretti – di misure di biosicurezza con abbattimenti cautelativi di maiali, contenimento e monitoraggio dei cinghiali presenti, vincoli al trasporto di animali, limitazione alle attività nei boschi e vincoli alle esportazioni che da gennaio 2022 ha portato alla perdita di circa 20 milioni di euro al mese di export di salumi.

A preoccupare è il fatto – aggiunge l’organizzazione agricola – che solo a Roma e provincia si stima la presenza di 20mila cinghiali che rappresentano un veicolo pericoloso di trasmissione della malattia ed è pertanto importante – sostiene Coldiretti – l’avvenuta attivazione del monitoraggio nella zona interessata. Una proliferazione – conclude Coldiretti – che riguarda in realtà tutta la penisola dove sono presenti secondo l’organizzazione agricola 2,3 milioni di esemplari che rappresentano un pericolo per la sicurezza dei cittadini e per le attività agricole.