Ponte Morandi, tiranti ridotti del 20%. Ministero e Autostrade sapevano già da febbraio?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 agosto 2018 8:30 | Ultimo aggiornamento: 20 agosto 2018 8:31
Ponte Morandi Genova, tiranti ridotti del 20%. Ministero e Autostrade sapevano già da febbraio?

Ponte Morandi, tiranti ridotti del 20%. Ministero e Autostrade sapevano già da febbraio? (foto Ansa)

GENOVA – Il ministero dei Trasporti e Autostrade sapevano già da febbraio che i tiranti del Ponte Morandi si erano ridotti del 20%? Così dice un documento pubblicato da l’Espresso. Non solo, tra i tecnici che avevano firmato quel verbale a febbraio, ci sono Roberto Ferrazza e Antonio Brencich, cioè il presidente e uno dei componenti della commissione ispettiva istituita dal ministro Toninelli dopo il crollo di Genova [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]. Ai tempi del verbale, giusto ricordarlo per dovere di cronaca, il ministro non era però Toninelli bensì Graziano Delrio.

“Il ministero delle Infrastrutture”, scrive il settimanale nella sua versione online, “la Direzione generale per la vigilanza sulle concessionarie autostradali a Roma e il Provveditorato per le opere pubbliche di Piemonte-Valle d’Aosta-Liguria a Genova, insieme con Autostrade per l’Italia della famiglia Benetton, conoscevano perfettamente la gravità del degrado del viadotto collassato la mattina di martedì 14 agosto, provocando la morte di 43 persone”.

Nell’articolo, che riporta un verbale di una riunione del primo febbraio 2018,  l’Espresso scrive che almeno sette tecnici, cinque dello Stato e due dell’azienda di gestione, sapevano che “la corrosione alle pile 9 (quella crollata) e 10 aveva provocato una riduzione fino al venti per cento dei cavi metallici interni agli stralli, i tiranti di calcestruzzo che sostenevano il sistema bilanciato della struttura. E che nel progetto di rinforzo presentato da Autostrade erano stati rilevati ‘alcuni aspetti discutibili per quanto riguarda la stima della resistenza del calcestruzzo’”.

Ma, al netto di questa conclusione, “in sei mesi da allora né il ministero né la società concessionaria hanno mai ritenuto di dover limitare il traffico, deviare i mezzi pesanti, ridurre da due a una le corsie per carreggiata, abbassare la velocità”. Tra i firmatari del verbale ci sono Roberto Ferrazza, provveditore, e dall’esperto esterno, il professore associato della facoltà di ingegneria dell’università di Genova Antonio Brencich che da anni denuncia le condizioni del ponte. Ferrazza e Brencich, dopo il crollo del ponte Morandi, sono stati nominati dall’attuale ministro dei Trasporti Danilo Toninelli rispettivamente presidente e membro esperto della commissione ispettiva istituita dal governo.

“Una riduzione della capacità portante tra il 10 e il 20% non è un dato preoccupante per un ponte in cemento armato come il Morandi”. Così esperti interpellati dall’Agi spiegano il motivo per cui, nonostante il dato fosse noto sin da febbraio, nessuno abbia mai pensato di ridurre il traffico sul ponte genovese crollato a Ferragosto. “Il comitato tecnico regionale”, spiegano gli stessi esperti, “è un organo consultivo del Consiglio superiore dei lavori pubblici chiamato a dare parere di congruità ai progetti. In quell’occasione il comitato ha giudicato che i lavori proposti da Autostrade fossero congrui e coerenti per intervenire sulla situazione come prospettata”.

Il comitato, prosegue la fonte, “non ha funzioni operative. Ha esaminato i documenti prodotti e ha ritenuto che il piano di ristrutturazione fosse corretto”. Ma perché nessuno lanciò un allarme di fronte a una documentazione che sottolineava come i cavi costituenti gli stralli presentassero una riduzione d’area compresa tra il 10 e il 20%? “I ponti”, afferma l’esperto, “hanno un fattore sicurezza pari a 5, per cui se passano 100 chili ne portano 500. Di fatto”, conclude la fonte, “si tratta di un fattore talmente elevato che un degrado del 20% non definisce un quantitativo che richiede interventi immediati”.