Roberto Puppo, schede telefoniche false e frasi in codice per coprire l’omicidio

Pubblicato il 10 Giugno 2013 9:33 | Ultimo aggiornamento: 10 Giugno 2013 9:33
Roberto Puppo, schede telefoniche false e frasi in codice per coprire l'omicidio

Roberto Puppo, schede telefoniche false e frasi in codice per coprire l’omicidio

BERGAMO – Conversazioni in codice e schede telefoniche sotto falso nome: di questo e altri indizi dovranno rispondere i presunti mandanti dell’omicidio di Roberto Puppo, l’operaio di 42 anni di Osio Sotto fatto uccidere in Brasile nel novembre del 2010 per incassare oltre un milione di polizze sulla vita.

In carcere con l’accusa di omicidio premeditato ci sono Fabio Bertola, architetto di 45 anni, immobiliarista di Verdellino, e Alberto Mascheretti, 42 anni, immobiliarista di Sorisole; mentre agli arresti domiciliari per favoreggiamento c’è Valentino Masin, 44 anni, di Arcene.

Secondo i pm i tre prima l’avrebbero convinto a sottoscrivere un’assicurazione sulla vita milionaria a loro favore, poi ad andare in Brasile con la promessa di un lavoro redditizio, e forse la possibilità di diventare finalmente un vero imprenditore. Quindi lo avrebbero fatto ammazzare da sicari del brasiliani, tra cui un minore e una donna, per incassare la polizza.

Tutti e tre lunedì 10 giugno compariranno davanti al gip Giovanni Petillo per gli interrogatori di garanzia: in attesa di questo passaggio, il pm Carmen Pugliese che ha coordinato le indagini ha chiesto e ottenuto dal gip che non fosse loro consentito di incontrare gli avvocati prima del colloquio col giudice, nel corso del quale potranno fornire la loro versione

Roberto Puppo venne trovato ucciso il 24 novembre 2010 nel Nord Est del Brasile, con quattro colpi di pistola. La polizia brasiliana, alcuni giorni dopo il delitto, aveva arrestato 4 brasiliani. Tre erano con Puppo, un diciassettenne, una donna di 30 anni, Vanubia Soares da Silva, un uomo di 42 anni, Cosme Alves da Silva. Il quarto era il tassista che stava portando nella città di Marcehal Deodoro, tutto il gruppo e  avrebbe assistito al delitto. Secondo le indagini a sparare e uccidere sarebbe stato il minore al quale Vanubia e Cosme avevano dato il corrispettivo di 350 euro. Fin da subito era però apparso chiaro che i quattro non avevano agito a scopo di rapina e che il delitto avesse un mandante. dalle indagini sarebbe emerso che i brasiliani avrebbero agito su indicazione dei tre bergamaschi arrestati all’alba di oggi nella Bergamasca, su esecuzione delle custodia cautelare emesse dal gip Giovanni Petillo.

I tre conoscenti della vittima, per far fronte a un cattivo investimento che aveva provocato loro una perdita di circa 200 mila euro nella gestione di un bar vicino al tribunale di Bergamo, avevano convinto Puppo a stipulare ben cinque polizze. Un’assicurazione ‘puro rischio morte’ per complessivi 1.150.000 euro, indicando come beneficiari loro stessi o soggetti a loro riconducibili. In seguito, sapendo che Puppo aveva problemi economici, l’avevano indotto a raggiungere il Brasile, assicurandogli che avrebbe trovato un lavoro molto remunerativo. Dopo aver lavorato come operaio, la vittima voleva infatti diventare imprenditore. Era partito a metà novembre convinto di realizzare il suo sogno. Qualche giorno dopo lo trovarono morto sul ciglio di una strada a Satuba, ucciso con 4 colpi d’arma da fuoco.