Roma? Fra le prime aziende d’Italia: 62 mila dipendenti, quanto tutta Viterbo

Pubblicato il 28 Dicembre 2011 15:29 | Ultimo aggiornamento: 28 Dicembre 2011 15:29

foto Lapresse

ROMA – Ogni mese le casse del comune di Roma devono fare fronte al pagamento di 62 mila stipendi. Sono le buste paga dei dipendenti del Campidoglio e delle società partecipate dal Comune guidato da Gianni Alemanno, che per numero di impiegati è una delle prime aziende italiane. Sergio Rizzo sul Corriere della Sera fa dei confronti, per dare un’idea: Intesa San Paolo occupa 70 mila persone, Finmeccanica 45 mila, l’Enel 37 mila, esattamente quanti sono i dipendenti delle società controllate o partecipate da “Roma Capitale”. Poi, a parte ci sono i 25.141  direttamente assunti dal comune di Roma. Infine, al totale di 62 mila, si potrebbero sommare 1.409 “fuori ruolo”.

“Quanto sei tanta Roma, quando assumi” si potrebbe cantare parafrasando Antonello Venditti. Perché Roma è grande, ha un territorio comunale fra i più estesi d’Europa, è la capitale d’Italia… ma 62 mila dipendenti sono tantissimi, è come se tutta una città come Viterbo lavorasse per Roma. Tanti anche in rapporto alla media italiana dove, secondo l’Ifel, il centro studi dell’Associazione dei Comuni, i dipendenti comunali sono 459.591, con una proporzione di 7,59 per ogni mille abitanti. A Roma ce ne sono invece 9,10.

Nove virgola dieci ogni mille abitanti? Ma allora a Milano stanno molto peggio, si può obiettare: 16.097 dipendenti ovvero 12,15 per mille. Ma mentre Palazzo Marino ha intrapreso una politica di tagli che ha portato a ridurre il personale di 1.500 unità in quattro anni, il Campidoglio ha continuato ad assumere, a dispetto della crisi e dei buchi di bilancio, che pure il centrodestra aveva denunciato quando riuscì a vincere le elezioni dopo 14 anni di governo del centrosinistra.

Secondo l’inchiesta di Rizzo sul Corriere della Sera, da quando è diventato sindaco Gianni Alemanno la politica delle assunzioni ha subito una decisa accelerata, soprattutto nelle principali società partecipate. Ovvero Atac, Ama e Acea:

Si può calcolare che il personale delle aziende che fanno comunque capo al Campidoglio sia cresciuto dal 2008 al 2010 di almeno 3.500 unità. Alla fine dello scorso anno l’Atac aveva 12.817 dipendenti: numero paragonabile a quello dell’Alitalia. Rispetto a due anni prima ce n’erano 684 in più, e a dispetto di una situazione economica da far accapponare la pelle. Dal bilancio consolidato 2010 emergeva chiaramente un buco dell’ordine di grandezza di un miliardo di euro. A 701 milioni di perdite “portate a nuovo”, cioè accumulate negli anni precedenti e mai ripianate, si sommava una perdita d’esercizio di 319 milioni. E questo a fronte di un capitale sociale di 300 milioni.

I dipendenti dell’Ama, l’azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti, erano invece 7.840. In due anni l’incremento è stato del 24%: fra il 2008 e il 2010 gli organici sono aumentati di 1.518 unità. Nel bilancio dello scorso anno figuravano crediti verso utenti e aziende per la tassa sui rifiuti non pagata per la bellezza di 743 milioni di euro: poi svalutati a “soli” 436 milioni. I debiti con le banche toccavano 620 milioni, che per un’azienda che non si occupa dello smaltimento finale e non ha quindi il problema degli investimenti relativi non è certamente uno scherzo. Sempre al 31 dicembre del 2010 i dipendenti della Roma Multiservizi, quasi tutti operai precari, erano diventati 3.683, ovvero 68 in più del 2008. È una società che ha in appalto alcuni servizi particolari, come la pulizia delle scuole. Il Comune di Roma ne controllava attraverso l’Ama il 36%, in società con due soggetti privati. Si tratta della Manutencoop (Lega delle cooperative) e della Veneta, ciascuna titolare del 32%. Ma secondo il sito della società, consultato ieri, la quota del Campidoglio sarebbe ora salita al 51%.

I posti di lavoro sono aumentati anche all’Acea, l’azienda dell’elettricità e dell’acqua, l’unica quotata in Borsa e ancora controllata dal Comune di Roma. Alla fine del 2010 erano 435 in più a confronto con il 2008. La società amministrata da Marco Staderini, ex presidente dell’Inpdap stimatissimo dal leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, paga 6.822 stipendi. Non tutti in Italia. Qualcuno a Santo Domingo, dove ha sede l’Acea Dominicana, qualche altro in Colombia, dove si trova il quartier generale di Aguazul Bogotà… Anche se il motivo per cui una municipalizzata controllata dal Comune di Roma debba andare a investire dall’altra parte dell’Oceano Atlantico continua a rimanere uno dei più grandi misteri del nostro tempo. Del resto, anche l’Ama non aveva forse tentato l’avventura internazionale, andando incontro a una disfatta in Senegal, dove la raccolta dei rifiuti nella capitale Dakar è costata svariati milioni ai contribuenti romani?

Soltanto considerando le tre principali aziende del Comune, Atac, Ama e Acea, si totalizzano 27.479 posti di lavoro: 2.637 in più rispetto al dicembre del 2008. La crescita è del 10,6%. Nessuna società, però, ha battuto il record inarrivabile di Risorse per Roma. È l'”advisor”, testuale dal sito Internet aziendale, “dell’amministrazione capitolina nelle attività di supporto per la realizzazione dei progetti di pianificazione territoriale urbanistica, rigenerazione urbana e valorizzazione immobiliare, promozione dello sviluppo locale e marketing territoriale…”. Ebbene, per svolgere questa missione cruciale ha a libro paga 565 persone. Ben 338 (il 148,9%) più di quante ne avesse nel 2008, quando i dipendenti erano 227.

Il fenomeno delle assunzioni sotto l’amministrazione del sindaco ex missino è stato solo parzialmente fotografato dalle cronache della “parentopoli” romana. Perché non ci sono solo i colossi come Atac, Ama e Acea. Secondo Rizzo:

Il Comune di Roma ha 21 partecipazioni dirette in società e altri organismi. E attraverso le proprie società il Campidoglio detiene altri 140 pacchetti azionari. In una galassia tanto vasta c’è posto per tutto. Perfino per una compagnia assicurativa: la Adir, Assicurazioni di Roma. Caso unico in tutta Italia, dove anche lo Stato ha abbandonato questo settore da un bel pezzo.
E poteva allora mancare una società costituita appositamente per capire quello che succede nelle municipalizzate? È stata creata nel 2005 (sindaco Walter Veltroni) con il compito di analizzare i documenti e i programmi aziendali. 

In tempi di crisi e di sgretolamento dello Stato sociale, anche questo è welfare. Ma è un welfare che paghiamo con sempre più tasse per coprire le voragini del debito pubblico, in cui Roma è una voce “capitale”.