Rosanna, insegnante: a 62 anni è finito il suo precariato…

di Edoardo Greco
Pubblicato il 13 Novembre 2015 6:31 | Ultimo aggiornamento: 12 Novembre 2015 17:20
Rosanna, insegnante: a 62 anni è finito il suo precariato...

Rosanna, insegnante: a 62 anni è finito il suo precariato…

SALERNO – Che emozione non essere più precari a 62 anni: è molto toccante la lettera pubblicata da La Stampa di una professoressa che racconta il suo passaggio da precaria a insegnante di ruolo, a quarant’anni di distanza dal conseguimento dell’abilitazione. Si chiama Rosanna D’Alessio, insegna educazione artistica alle scuole medie di Salerno e non nasconde le sue lacrime, la sua commozione nel momento in cui è arrivata dal Ministero dell’Istruzione la comunicazione che lei attendeva da così tanto tempo. Questo il testo completo della testimonianza della prof:

Gentile direttore,
sarà forse superfluo scriverlo ma la notizia di aver avuto l’immissione in ruolo, a quarant’anni di distanza dal conseguimento dell’abilitazione, è stata una grande gioia.

Ho 62 anni, due figli e una nipotina e devo confessare che quando ho letto la comunicazione ho pianto. Una commozione che deriva dal fatto che ormai non ci speravo più: ero convinta di andare in pensione da precaria. Invece ora riuscirò a trascorrere gli ultimi anni di insegnamento in tranquillità. La tranquillità di chi sa che non dovrà più cambiare istituto ogni anno o addirittura più volte nello stesso anno scolastico.

Gli ultimi mesi non sono stati semplici, questo perché con la riforma della Buona Scuola c’era la possibilità concreta di dover cambiare regione. Cosa che è successa ad alcuni miei colleghi. Alcuni, per questo timore, hanno deciso addirittura di non presentare la domanda di assunzione. Dal giorno in cui io ho partecipato al piano straordinario di assunzioni, la preoccupazione di dover lasciare casa era sempre presente. Forse se la proposta di assunzione fosse arrivata per una regione diversa dalla quella dove vivo, la Campania, non avrei accettato e avrei continuato a fare supplenze. Cosa che sto facendo anche adesso, in un paesino in provincia di Salerno a circa 100 chilometri da dove vivo con la mia famiglia. Fortunatamente, però, il ruolo è arrivato nella mia provincia e a differenza di altri miei colleghi avrò la fortuna di continuare a vivere nella mia terra.

La mia storia professionale è comune a quella di migliaia di precari in giro per l’Italia. C’è chi ha avuto il contratto a tempo indeterminato prima di me ma anche chi ha avuto l’immissione in ruolo nello stesso anno in cui poi è andato in pensione. Nel mezzo, anni di supplenze in scuole anche molti distanti tra di loro. Così capitava di avere 6 ore in una scuola, 4 in un’altra e altre 4 in un’altra ancora. E poi, terminato l’anno scolastico, ci si preparava ad affrontare da capo la solita trafila. Aspettare settembre e ottobre con la speranza che arrivasse quella convocazione che ti avrebbe garantito la possibilità di insegnare per un altro anno.

Ora, invece, la consapevolezza di poter affrontare un anno scolastico per intero, partire dall’inizio e portare gli alunni fino alla fine dell’anno, mi dà un rinnovato entusiasmo. Non vedo l’ora di iniziare questa nuova fase della mia carriera professionale che, anche se solo per un periodo di tempo limitato, la pensione non è poi così lontana, sono certa mi darà ancora tante soddisfazioni.

* Insegnante di Educazione artistica alle medie – Salerno