San Raffaele, 9 anni a Pierangelo Daccò. Pena ridotta di un anno in appello

Pubblicato il 11 Giugno 2013 18:21 | Ultimo aggiornamento: 11 Giugno 2013 18:22
San Raffaele, 9 anni a Pierangelo Daccò. Pena ridotta di un anno in appello

San Raffaele, 9 anni a Pierangelo Daccò. Pena ridotta di un anno in appello

MILANO – Ridotta a 9 anni la pena a Pierangelo Daccò in merito al crack del San Raffaele. I giudici della Corte d’Appello di Milano hanno emesso il verdetto poco prima delle 17. In primo grado Daccò era stato condannato a 10 anni di reclusione per associazione per delinquere e bancarotta. Prima che i giudici si ritirassero in camera dei consiglio, Daccò, in aula, ha detto: ”Confido in voi, buon lavoro”.

Daccò, in primo grado, nel giudizio con rito abbreviato, era stato condannato a 10 anni di carcere e al versamento di 5 milioni di euro di provvisionale alla parte civile. Martedì mattina il pg ha chiesto la conferma della condanna, pur con una rideterminazione della pena a causa dell’esclusione dell’aggravante della transnazionalità.

Daccò aveva reso dichiarazioni spontanee davanti ai giudici della seconda sezione della corte d’appello, sostenendo di non aver mai pagato “una tangente” alla Regione Lombardia e a Roberto Formigoni, e di non aver mai rappresentato il San Raffaele né il suo fondatore don Verzè e il suo allora braccio destro Mario Cal.

Daccò, ricordando di essere stato accusato di aver pagato tangenti al Pirellone e in particolare a Formigoni. Nell’inchiesta è indagato anche l’ex governatore del Pirellone per corruzione. L’imputato ha anche spiegato che il suo rapporto con Mario Cal, l’ex vicepresidente del San Raffaele morto suicida due estati fa, “non è nato per pagare tangenti alla regione Lombardia” e all’ex governatore, ma “per un rapporto di amicizia e di business importanti”.

Daccò ha aggiunto che Cal “aveva interessi personali non solo nel San Raffaele ma in diversi, importanti, affari”, e ha ricordato i numerosi prestiti di denaro che fece in favore del vicepresidente dell’ospedale meneghino e “che quando non riuscì più a restituire” si offrì di onorare con “un ufficio in via Larga a Milano, una villa a Cap d’Antibes e una delle sue due ville sul lago”. L’uomo d’affari, detenuto da circa un anno e mezzo, ha poi dichiarato di “non riuscire a concepire come mi si possa imputare una distrazione di 35 milioni di euro per l’acquisto e la gestione di un aereo”, spiegando di essersi limitato a ‘prenotare’ l’aeromobile alla Bombardier, e di aver poi girato il ‘contratto’, su sua richiesta, a Cal che era così subentrato “restituendomi i 125 mila dollari che avevo anticipato”.