Schettino, “colpa titanica”. Pm ricorrono: “Pochi 16 anni”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Settembre 2015 21:27 | Ultimo aggiornamento: 21 Settembre 2015 21:27
Schettino, "colpa titanica". Pm ricorrono: "Pochi 16 anni"

Schettino, “colpa titanica”. Pm ricorrono: “Pochi 16 anni”

FIRENZE – Pochi 16 anni di carcere. Pochi per i 32 morti e gli “ingenti danni” causati da Francesco Schettino che nel naufragio della Costa Concordia ha una “responsabilità titanica”. E a questa responsabilità, secondo i pm di Grosseto che hanno impugnato la sentenza di primo grado, quella di febbraio che ha condannato Schettino a 16 anni, “deve corrispondere una pena esemplare”.

Troppo pochi e insufficienti 16 anni (più un mese per una contravvenzione), dicono in sostanza i pm, che ne avevano chiesti 26. Al processo Schettino fu accusato di naufragio e omicidio plurimo colposo, lesioni colpose, omissioni varie nel suo ruolo come l’abbandono della nave e di persone incapaci, in gravi difficoltà a bordo mentre la nave era alla deriva nella baia e si rovesciava di fianco. In più, furono accuse anche il non aver dato le reali informazioni su quanto accadeva nel mare davanti al Giglio alle capitanerie di porto e alle altre autorità che intervennero nel soccorso.

Nel ricorso i pm Maria Navarro, Stefano Pizza e Alessandro Leopizzi riconoscono che i giudici del collegio hanno accolto la loro ricostruzione accusatoria, frutto di puntuali indagini, ma criticano come insufficiente il conteggio che portò a determinare una condanna di un bel po’ di anni inferiore a quanto chiesto. Inoltre criticano, tra i vari punti, anche il non aver riconosciuto a Schettino la “colpa cosciente”.

Come dire che “Schettino sapeva quel che stava facendo” con la manovra azzardata al Giglio: una consapevolezza, quella del comandante della nave, che andava riconosciuta di più e meglio alla stesura della sentenza, e che quindi avrebbe dovuto appesantire la condanna stessa. Il tempo per depositare i ricorsi in appello arriva fino al 25 ottobre.

Anche la difesa di Schettino, con gli avvocati Donato Laino e Saverio Senese, sta organizzando il proprio ricorso in Appello, già annunciato, come peraltro fecero anche i pm per motivi opposti, subito dopo la lettura della sentenza. Oggi Laino si è limitato a dire di “non voler commentare” il ricorso dei pm “perché l’impugnazione va letta, ma mi sembra che non ci sia niente di nuovo”. Verso l’appello si stanno muovendo anche alcune parti civili. Secondo il Codacons la procura di Grosseto ricorre alla corte d’appello di Firenze “per aggravare la condanna del comandante Schettino” e così “insiste nella creazione del mostro” continuando a non rilevare “il mancato riconoscimento dei malfunzionamenti della nave e dei profili di responsabilità gravanti su Costa Crociere”.

“La procura – commenta il Codacons – prosegue la propria linea di condotta sempre volta a rinvenire un solo reale responsabile del naufragio, senza attribuire alcuna rilevanza alle pur decisive circostanze riguardanti apparati vitali e il collasso del sistema di gestione dell’emergenza”..