Sollecito “annichilito dopo sentenza”. Bongiorno: “Solo un passaggio doloroso”

Raffaele Sollecito
Raffaele Sollecito (LaPresse)

FIRENZE – Ha appreso della sentenza di condanna nell’appello bis per l’omicidio di Meredith Kercher dalla Tv, Raffaele Sollecito, che è apparso “annichilito” ad uno dei suoi difensori, l’avvocato Luca Maori. Il giovane pugliese è rimasto senza parole.

L’avvocato Giulia Bongiorno ha commentato così la sentenza di condanna a 25 anni della Corte d’Appello di Firenze:

Riteniamo questo un passaggio. Doloroso ma solo un passaggio”.

Il legale ha annunciato che la decisione sarà impugnata in Cassazione.

“Questo processo – ha sottolineato l’avvocato Bongiorno – è andato non bene ma benissimo. Perché é assolutamente vuoto di prove e di indizi. Crediamo di averlo dimostrato. Il fatto che questo sia stato l’esito allunga solo la fatica e la sofferenza di Raffaele”.

Riguardo al ricorso in Cassazione, il difensore di Sollecito ha detto che

“Ci sarà ancora un ping pong”.

“Non credo – ha aggiunto – che possa esserci una motivazione idonea a giustificare la presenza di Raffaele nella casa del delitto. C’è una perizia geometrica che lo esclude”.

L’ingegnere informatico pugliese (a fine marzo prenderà la specialistica) quando era probabilmente già tornato a casa, in Puglia. Dopo avere passato la mattina nell’aula della Corte d’assise d’appello di Firenze. Sollecito è arrivato a palazzo di giustizia poco prima delle 9. Cappotto blu scuro su un maglioncino viola. Con gli occhiali da sole appesi alla scollatura nonostante la pioggia senza tregua di oggi su Firenze. Ad accompagnarlo come sempre il padre Francesco.

Con loro tutto il resto della famiglia, la compagna del medico pugliese (la moglie e madre di Raffaele e’ morta diversi anni fa), lo zio e la moglie. Il giovane e’ sembrato apparentemente sereno. Lasciandosi andare anche a qualche sorriso che non e’ riuscito comunque a nascondere del tutto la tensione. Raffaele si é seduto sui banchi della difesa, alle spalle dell’avvocato Luca Maori, uno dei suoi difensori, e con accanto il padre.

Ha seguito con attenzione le repliche dei difensori di Amanda Knox e, contrariamente a quanto fatto nei processi di Perugia, non ha preso la parola per proclamare la sua innocenza con una dichiarazione spontanea prima che la Corte si ritirasse in camera di consiglio. Prima di uscire dall’aula, Raffaele ha incrociato lo sguardo di Patrick Lumumba, il musicista congolese coinvolto nell’indagine dalle dichiarazioni alla polizia di Amanda Knox e poi prosciolto perché risultato totalmente estraneo all’omicidio. Gli ha stretto la mano e tra i due c’é stato uno scambio di sorrisi. Poi via, lontano dall’aula, in attesa della sentenza. Sollecito ha salutato i giornalisti con un “ci vediamo dopo” e annunciando, in quel momento, la sua presenza alla lettura del dispositivo. Nel corso del lungo pomeriggio é però maturata la decisione di non tornare in aula per la sentenza.

“Non ce la facciamo” ha confessato il padre Francesco. “E’ troppo stressato” ha spiegato uno dei suoi difensori, l’avvocato Luca Maori.

 

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