Borsellino, la verità di Spatuzza: “Rubai io la Fiat 126 imbottita di tritolo”

Pubblicato il 28 Ottobre 2011 10:43 | Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre 2011 11:55

PALERMO – Nell’inchiesta di Repubblica Gaspare Spatuzza rivela le sue verità sulla strage Borsellino. Il collaboratore di giustizia ha svelato i dettagli del piano per uccidere Paolo Borsellino nel luglio del 1992. Il massacro ed i depistaggi successivi alla morte del magistrato furono tutti frutto di una sapiente organizzazione. Un mistero custodito per 20 alunghi anni ed ora raccolto in più di mille pagine di interrogatorio. Intanto otto mafiosi condannati per la strage di Borsellino a cui è stata sospesa la pena sono in libertà, e potranno chiedere un risarcimento di 500 mila euro allo Stato.

La Fiat 126 imbottita di tritolo fu rubata da Spatuzza e da Vittorio Tutino in via Bartolomeo Sirillo, a Palermo, la notte tra l’8 e il 9 luglio del 1992. L’auto fu poi portata a Fondo Schifano e nascosta in un magazzino in cui Spatuzza custodiva l’esplosivo. L’11 luglio l’auto viene portata in un garage in Corso dei Mille, dove freni e frizione vengono riparati. Il 17 luglio un gruppo di mafiosi porta l’auto imbottita di tritolo in via Pietro Villasevagliolis per un sopralluogo. Il 19 luglio è il giorno deciso per la strage: è in via Mariano D’Amelio che Giuseppe Graviano farà esplodere l’auto alle 16.58.

Nei lunghi interrogatori Spatuzza ricorda: “La macchina era sul rossiccio e tra l’amaranto e il sangue di bue… comunque era di un colore rosso spento… quindi attraversiamo verso Brancaccio e la portiamo in un magazzino di Fondo Schifano. Percorriamo via Fichi d’India, San Ciro, via San Gaetano fino al capannone dove io avevo già iniziato la ‘macinatura’ dell’esplosivo che era nascosto in alcuni fusti di metallo”. Dopo aver rubato l’auto insieme a Tutino chiamò Fifetto Cannella e il boss Giuseppe Graviano, che chiamava “Madre Natura”, e racconta il dialogo che ebbero una volta rimasti soli: “Mi fa un sacco di domande: mi chiede di questa 126… dove l’avevo rubata, se era intestata a persone di nostra conoscenza e gli ho detto di no, se qualcuno l’aveva già cercata e gli ho detto ancora di no. Gli ho spiegato che c’era la frizione bruciata, e per bruciare la frizione in quel genere… sicuramente la macchina era di una donna perché le donne portano i tacchi… quindi hanno il problema di staccare la frizione. E poi gli ho anche detto che ci ha… il problema della frenatura… che freni non ce ne ha… lui mi dice: ‘Puliscila tutta e di levare tutti i santini e anche l’immagine di Santa Rosalia’. Io quindi la pulisco tutta… levo tutti i segnali di riferimento che si poteva e ho bruciato i documenti, fogli, tutto quello che esisteva l’ho bruciato… anche un ombrello”.