Svetlana Roset, la badante moldava uccisa: il marito ossessionato dal tradimento

di redazione Blitz
Pubblicato il 17 gennaio 2014 13:55 | Ultimo aggiornamento: 17 gennaio 2014 14:01
Svetlana Roset, la badante moldava uccisa: il marito ossessionato dal tradimento

Nicolae e Svetlana Roset

PESARO – Nicolae Roset era ossessionato dall’idea di un presunto tradimento di sua moglie: per questo era venuto fino in Italia, per cercare di riconquistarla. E invece l’ha ammazzata. Lo hanno arrestato ieri, 16 gennaio, a Mosca, grazie alla collaborazione dell’Interpol. Un mese fa il corpo di Svetlana affiorava dalle acque del fiume Candigliano a Piobbico, in provincia di Pesaro.

Qui si era trasferita dalla Moldavia a ottobre scorso, nel tentativo di sfuggire ad una vita coniugale ormai insopportabile. Aveva trovato lavoro come badante presso una coppia di anziani, ma Nicolae l’aveva rintracciata nel giro di poche settimane, sfruttando la rete di conoscenze fra moldavi che vivono nelle Marche. A fine novembre l’uomo ha raggiunto Piobbico con la sua idea fissa in testa.

Per due settimane, dicono i carabinieri, è riuscito a non allarmare Svetlana e a non rivelare nulla delle sue vere intenzioni, vivendo da solo in un piccolo appartamento che la moglie gli aveva preso in affitto. Il 14 dicembre, alle 10:40, la coppia è stata filmata da una telecamera all’uscita da un supermercato dove aveva fatto la spesa. Poi Svetlana aveva parlato al telefono con un familiare, spiegando che sarebbe andata a far legna con il marito in un bosco.

A Isola di Piobbico la tragedia si è consumata: Roset ha colpito la moglie alla nuca con un bastone o una pietra, poi ha zavorrato il corpo della donna, probabilmente ancora viva, con delle pietre, e l’ha gettato in acqua. Quindi è fuggito prima in Moldavia poi in Russia, depistando anche i due figli sulle sorti della loro madre.

Il cadavere della badante è stato scoperto il giorno di Natale: nelle ultime ore l’arresto di Roset, grazie alle indagini condotte dai Carabinieri di Urbino e dal Comando provinciale dell’Arma, in collaborazione con il Servizio per la Cooperazione internazionale di Polizia della Direzione centrale della Polizia criminale italiana e dalla Direzione centrale per i Servizi antidroga presso l’Ambasciata d’Italia a Mosca.