Violentata a 15 anni dai compagni di classe a Reggio Emilia, i tre incastrati dalle chat: “Fra’ siamo nella mer**”

di redazione Blitz
Pubblicato il 2 Febbraio 2022 - 09:50
carabinieri foto ansa

Violentata a 15 anni dai compagni di classe a Reggio Emilia, i tre incastrati dalle chat: “Fra’ siamo nella mer**” (foto Ansa)

“Una condotta da branco. Non hanno esitato ad approfittare dello stato di ubriachezza della ragazza per consumare rapporti sessuali“. Sono gravissime le accuse nel fascicolo del pm Alessandra Serra della Procura per i Minori di Bologna nei confronti di tre 15enni che avrebbero violentato una coetanea, compagna di classe a Reggio Emilia.

Uno dei tre indagati è stato arrestato dai Carabinieri e ora si trova ai domiciliari.

Agli arresti è il ragazzo che avrebbe abusato di lei. Una volta arrivato in casa ha cercato di fare sparire le tracce della festa. Col telefonino in mano ha chiesto aiuto agli altri amici: “Fra’ (fratello ndr) Sta dicendo da mezz’ora che l’abbiamo stuprata…”. La risposta: “Fra’, siamo nella mer** fino al collo“. Poi scappa in cortile e telefona al padre per chiedere aiuto anche lui.  Ed è proprio dalle chat degli amici che potrebbe venire fuori la ricostruzione di quanto accaduto.

Reggio Emilia, 15enne violentata dai compagni di classe

Tutto comincia con una festa tra compagni di classe che si svolge di mattina. Le risate, l’allegria, l’alcol poi la violenza e la paura. La giovane, dopo la violenza manda dei messaggi alla sorella maggiore per chiedere aiuto. “Vienimi a prendere” e poi: “Mi hanno violentata”.

E’ da qui che inizia tutta una storia parallela: il compagno proprietario di casa cerca di sbarazzarsi delle bottiglie vuote. Il ragazzo chiede consiglio agli altri amici e al padre. 

Il “festino” mattutino a base di alcol 

I fatti risalgono a venerdì 28 gennaio. A scuola, un istituto superiore della città emiliana che tutti i coinvolti frequentano, c’è uno sciopero. Il gruppo di amici vuole godersi la libera uscita e comprando un po’ di alcolici dà vita a un ‘festino’ nell’appartamento dei genitori dell’arrestato. Inizialmente sono in cinque: tre ragazzi e due ragazze. Una di queste decide però di andare via nel primissimo pomeriggio. Resta dunque l’altra ragazza, da sola coi tre maschi. E qui la situazione “degenera”, per usare le parole pronunciate poi dai giovani agli inquirenti, con i presunti abusi compiuti.

Sono circa le 15 quando la ragazza si rende conto di quanto accaduto. Scrive un messaggio di aiuto alla sorella, facendosi raggiungere da lei in strada. Arrivano anche i Carabinieri. La giovane in lacrime e sotto choc racconta di essere stata violentata. Poi fornisce alle forze dell’ordine i numeri di cellulare dei compagni e indica loro l’appartamento. I militari salgono e trovano la porta aperta, ma nessuno all’interno. Poco dopo rintracciano uno dei tre (il “proprietario”di casa) telefonicamente e poi fisicamente dietro al palazzo. Viene portato in caserma. E qui gli viene il sequestrato lo smartphone dove vengono trovati i messaggi di un altro dei tre.

“Sta dicendo da mezzora che l’abbiamo violentata. Fai qualcosa, siamo nella m… fino al collo”, recita uno di questi. Anche il mittente viene convocato in caserma, dove rilascia dichiarazioni spontanee, ammettendo le proprie responsabilità e quelle dell’amico in merito ai rapporti sessuali con la ragazza. Sul terzo ragazzo sono in corso accertamenti.

Il 15enne che ha ospitato il ‘festino’ viene arrestato, il giudice non convalida ma dispone su richiesta della Procura dei Minori la misura cautelare in carcere minorile, convertita poi nei domiciliari su istanza dell’avvocato difensore Giacomo Fornaciari.

L’ipotesi di reato formulata è violenza sessuale aggravata “dalle condizioni di inferiorità psichica e fisica, avendo la medesima pesantemente abusato di sostanze alcoliche quali vino e vodka alla pesca, in tali quantità da compromettere la capacità di esprimere un valido consenso”, scrive sempre il magistrato.

Il legale spiega all’Ansa che, secondo la versione del ragazzo, “lei era consenziente”. Ma per la Procura, gli esami tossicologici ai quali è stata sottoposta la ragazza otto ore dopo i fatti all’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia confermano l’ebbrezza alcolica così come gli altri accertamenti hanno “evidenziato ecchimosi che comprovano la violenza sessuale”.

I ragazzi incastrati proprio dalle chat

Inoltre le chat che i ragazzi si sono scambiati “dimostrerebbero la loro freddezza e consapevolezza che lei fosse in stato d’alterazione, il disvalore delle azioni e le gravi conseguenze che potrebbero patire”.