“Voglio sapere chi ha il ciclo mestruale”: punita la direttrice del supermercato di Pescara

Noto marchio di supermercati prende le distanze dalla direttrice del punto vendita che nella giornata di ieri, mercoledì 27 aprile, aveva chiesto di sapere chi tra le sue dipendenti aveva il ciclo mestruale . La donna aveva trovato un assorbente usato accanto al cestino della spazzatura. E' accaduto in provincia di Pescara.

di Lorenzo Briotti
Pubblicato il 28 Aprile 2022 - 19:15 OLTRE 6 MESI FA
supermercato ansa

“Voglio sapere chi ha il ciclo mestruale”: punita la direttrice del supermercato di Pesacara (foto Ansa di repertorio)

“Voglio il nome e cognome di chi oggi ha il ciclo mestruale, ok? Sennò gli calo le mutande io”. Questo audio raccapricciante era stato inviato dalla proprietaria di un supermercato al gruppo WhatApp formato dai capi reparto. La donna aveva inviato l’audio “per aver ritrovato un assorbente usato fuori dal cestino del bagno all’interno degli spogliatoi”. Audio finito poi alla Cgil che aveva denunciato il fatto, accaduto in provincia di Pescara. 

Ora il noto marchio nazionale affiliato al punto vendita pescarese decide di prende le distanze. E lo fa in maniera molto netta: prima parla di “comportamento inaccettabile”, poi ritira il marchio al punto vendita.

Questa la conseguenza della vicenda denunciata dalla Cgil  che aveva divulgato i contenuti della audio. La direttrice-titolare era andata su tutte le furie dopo che era stato “ritrovato un assorbente usato fuori dal cestino del bagno all’interno degli spogliatoi”, ha ricostruito il sindacato, secondo cui “nello stesso audio la titolare minaccia ripercussioni e lettere di richiamo qualora non si fosse trovata la responsabile dell’accaduto”.

Il punto vendita incriminato non farà più parte del noto marchio

La proprietaria-direttrice del punto vendita ora sarà esclusa dal sistema cooperativo della catena di supermercati. Fonti vicine all’azienda spiegano che il rapporto tra la casa madre e le “filiali” locali è regolato da un contratto e che né la proprietaria né i lavoratori sono formalmente del marchio. Si tratta quindi di un franchising e la soluzione adottata è stata quella di troncare l’abbinamento tra punto vendita e marchio.

Ciò significa che le lavoratrici restano al momento sempre alle dipendenze della società privata del punto vendita pescarese di proprietà della direttrice.

“Non possiamo accettare un comportamento come quello che, purtroppo, abbiamo potuto accertare nel punto vendita in questione. Di conseguenza abbiamo deciso di procedere, come previsto dal nostro regolamento, alla risoluzione del contratto di affitto d’azienda. Daremo in ogni caso continuità alle attività del punto vendita garantendo il servizio ai clienti e il lavoro ai collaboratori”, afferma l’amministratore delegato della cooperativa che gestisce il marchio in questa parte d’Italia.

Cgil soddisfatta ma chiede tutele per le lavoratrici

“Grande soddisfazione per la decisione di Conad di recedere dai rapporti commerciali con chi si è reso responsabile del grave ed ignobile atto. Oggi assistiamo alla vittoria delle lavoratrici che hanno scelto di non sottomettersi ai soprusi”, affermano alla Filcams-Cgil. Il sindacato ora chiede che “i lavoratori del punto vendita siano tutelati”. Il sindacato si sofferma sul ruolo delle lavoratrici dell’attività: “Senza la loro denuncia questo risultato non sarebbe stato possibile. Questa vittoria insegna che non bisogna mai abbassare la testa e che il muro di omertà, che spesso si crea nei posti di lavoro, si può abbattere”.