Yara Gambirasio, caccia alle prove in palestra. Ma la titolare non ricorda

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Giugno 2014 20:26 | Ultimo aggiornamento: 18 Giugno 2014 20:27
Yara Gambirasio, caccia alle prove in palestra. Ma la titolare non ricorda

Yara Gambirasio (Foto Lapresse)

BREMBATE DI SOPRA (BERGAMO) – Omicidio di Yara Gambirasio, la caccia alle prove per incastrare l’assassino riparte dal centro sportivo di Brembate di Sopra (Bergamo), dove la ragazzina venne vista l’ultima volta. Mercoledì 18 giugno nella palestra si sono fatti vivi i carabinieri che hanno voluto ancora una volta l’elenco di tutti i frequentatori.

”Veramente è da lunedì che mi hanno chiesto di controllare gli archivi, ha detto la titolare del centro, Veronica Locatelli, ma come ho già detto lui non risulta”.

Silenzio assoluto, invece, alla domanda se la palestra fosse frequentata dai figli di Massimo Giuseppe Bossetti, al momento l’unico indagato per l’omicidio di Yara. Veronica scuote la testa e non dice nulla.

Si ricominciano a setacciare tutti i luoghi della vicenda, tra Brembate, Mapello e Terno d’Isola. Il muratore Bossetti nel carcere di Bergamo continua a non rispondere alle domande degli investigatori. Non dà nessun aiuto, così le ricerche procedono in tutte le direzioni.

”I carabinieri hanno l’archivio con tutti i nomi dei nostri clienti da 3 anni, spiega Veronica Locatelli, è chiaro però che se fosse stato cliente del nuoto libero l’uomo non sarebbe registrato”.

Dal centro sportivo aperto una decina di anni fa (una vera cittadella dello sport che comprende piscina, campi di calcetto e di atletica, palasport e bar) passano ogni anno oltre 2mila persone tra chi segue dei corsi o chi va semplicemente per una nuotata o affittando il campo per la partita.

”Non mi ricordo il suo volto,  ha ripetuto la titolare riferendosi a Bossetti, l’ho detto chiaramente ai carabinieri”.

Dalla palestra gli inquirenti hanno poi ripercorso il tragitto che porta verso casa di Yara in via Rampinelli. Il 26 novembre era una serata piovigginosa e buia e la ragazzina doveva percorrere a piedi circa 700 metri.

Gli inquirenti sono stati anche al solarium Oltreoceano, dove i proprietari hanno raccontato di aver avuto Bossetti come cliente diversi anni fa.

”Veniva due o tre volte alla settimana, ha detto la titolare Francesca. Poi non l’ho più visto e potrei quasi dire con sicurezza che da me non è più venuto tra la fine del 2010 e il 2011, sono sicura del periodo perché è quello in cui mi sono trasferita dall’altra parte della strada”.

Chiusa la più grande caccia all’uomo mai organizzata dal dopoguerra, si cercano le prove del punto di contatto tra Yara e il muratore. Quando la ragazzina scomparve nel novembre del 2010 tutti la descrissero come una ragazzina tutt’altro che sprovveduta. ”Mai avrebbe accettato un passaggio da uno sconosciuto”, era il ritornello. E c’è chi faceva notare che essendo una ginnasta ben allenata e dai muscoli d’acciaio difficilmente una persona sola avrebbe potuto caricarla in macchina, tenerla ferma e guidare. Yara si era forse fidata di un volto rassicurante che in qualche modo incrociava?

Intanto anche oggi i Gambirasio non si sono quasi fatti vedere in giro, mentre Brembate rabbrividisce man mano che vengono fuori i particolari sulla morte violenta di Yara. ”Massimo era qui anche domenica con uno dei suoi cagnolini in braccio”, dice l’avventore di un bar poco distante da via Rampinelli. Ultimo aperitivo con gli amici per il muratore provetto, l’esemplare padre di famiglia che dal giorno successivo sarebbe diventato il mostro della porta accanto.