Yara Gambirasio, testo della lettera dell’anonimo di Rho: “Non è un gioco…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Agosto 2013 9:09 | Ultimo aggiornamento: 9 Agosto 2013 10:53
Yara Gambirasio

Yara Gambirasio

RHO (MILANO) – “Mi chiamo Mario, sono stato io.” Era tornato a farsi vivo  l’anonimo (“quasi certamente un mitomane”) di Rho con una telefonata in portineria dell’ospedale di Rho (“Mi chiamo Mario, sono stato io”) e con una lettera di tre pagine indirizzata al cappellano don Antonio Citterio.

“Vi prego, informate la polizia di Bergamo: qui è passato l’omicida di Yara Gambirasio. Che Dio mi perdoni!”, aveva scritto, sul quaderno delle preghiere dei fedeli nella cappella dell’ospedale di Rho (Milano) sabato (3 agosto).

Adesso è partita la caccia all’uomo, anche a Bergamo. Intanto  emergono stralci della lettera recapitata al cappellano (fonte L’Eco di Bergamo):

“Don Antonio – scrive il misterioso Mario – la pregherei di farmi da tramite con solo una persona autorizzata di Bergamo, altrimenti quello che ho da dire in confidenza me lo porto nella tomba. Queste sono cose delicate e non un gioco da parte mia.”

La lettera è scritta a mano,  con una biro, e la grafìa è incerta: “mescola lettere maiuscole a lettere minuscole, lo stampatello al corsivo.”

Il testo  prosegue con attacchi alla stampa “che ti condanna prima di fare qualsiasi reato” e in particolare a L’Eco di Bergamo.