Afghanistan, Akhtar Mansour è il nuovo leader dei talebani

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 luglio 2015 21:22 | Ultimo aggiornamento: 30 luglio 2015 21:23
Afghanistan, Akhtar Mansour è il nuovo leader dei talebani

(Foto d’archivio)

KABUL – I Talebani prendono atto della morte della loro Guida spirituale, il Mullah Omare nominano il suo successore, il Mullah Akhtar Mansour.

In un messaggio pubblicato il 30 luglio in pashto sul portale internet dell‘Emirato islamico dell’Afghanistan il fratello (Mullah Abdul Manan) ed il figlio (Mohammad Yaqub) del Mullah Omar hanno messo nero su bianco le parole che hanno chiuso definitivamente il giallo sulla morte della primula rossa del terrore.

Dopo aver assicurato che “nonostante la presenza di una coalizione guidata dagli Stati Uniti, egli non abbandonò mai per 14 anni l’Afghanistan, neppure per un solo giorno”, i familiari hanno ammesso che “qualche tempo fa à stato colto da una malattia che lo ha condotto alla morte”.

Il testimone della guida del movimento talebano è dunque stato assegnato ora al Mullah Mansur, praticamente alla testa operativa del movimento già negli ultimi tre anni e ministro dell’Aviazione all’epoca del governo dei talebani (1996-2001).

Secondo gli analisti, è su di lui che il governo del Pakistan ha puntato tutto a sostengo dell’avvio di un dialogo inter-afghano di pace e riconciliazione. I nuovi vertici talebani sono stati completati dai sette membri della ‘shura’ con la designazione di due vice di peso: Sirajuddin Haqqani, alias Khalifa, figlio del fondatore della temibile Rete Haqqani e suo comandante militare, e dal Maulavi Haibatullah, già presidente della Corte Suprema dei talebani e capo del loro Consiglio religioso degli Ulema.

La nomina di Sirajuddin Haqqani, considerato vicino ad Al Qaida e su cui gli Stati Uniti hanno posto una taglia di 10 milioni di dollari (la stessa che pendeva sulla testa del Mullah Omar), potrebbe significare che effettivamente il Pakistan ha sulla Rete Haqqani un certo ascendente, tale da poterla spingere sul cammino del dialogo.

Contrariamente agli auspici espressi dal governo afghano, però, questo repentino mutamento di scenario non sembra affatto aver rasserenato gli animi perché non appena è emerso il nome del nuovo leader talebano, il Pakistan ha dovuto annunciare la sospensione del secondo round di dialogo inter-afghano che doveva svolgersi in questi giorni ad Islamabad.

L’idea che “l’unanimità” dell’elezione di Mansour nasconda a fatica forti tensioni nel campo talebano è dimostrato anche da una secca presa di distanze dal dialogo apparsa sul sito web dall’Emirato islamico dell’Afghanistan (nome che aveva il Paese quando i talebani erano al governo). In essa si esclude che “in un prossimo futuro” si possano tenere colloqui di pace con “il regime di Kabul”, e si aggiunge che l’ ‘ufficio politico’ plenipotenziario talebano “non è a conoscenza dell’esistenza di alcun processo di pace”.

Vari esperti ritengono che la partita per il controllo del potere all’interno dell’Emirato islamico dell’Afghanistan non sia affatto chiusa, nonostante gli sforzi incrociati dei governi di Afghanistan e Pakistan. Nei giorni scorsi si parlava infatti dell’esistenza di un braccio di ferro che potrebbe durare a lungo e che vede su schieramenti opposti i leader talebani residenti in Pakistan (a Quetta e Karachi), guidati appunto dalla ‘colomba’ Mansour, e i comandanti militari dispiegati in territorio afghano e allineati dietro il ‘falco’, e giovane figlio maggiore del Mullah Omar, Mullah Mohammad Yaqub.