Cina, nuovi campi di ‘rieducazione’ per gli uiguri nello Xinjiang

di Caterina Galloni
Pubblicato il 27 Settembre 2020 6:00 | Ultimo aggiornamento: 24 Settembre 2020 17:44
Cina, nuovi campi di 'rieducazione' per gli uiguri nello Xinjiang

Cina, nuovi campi di ‘rieducazione’ per gli uiguri nello Xinjiang (Ansa)

In Cina sorgono nuovi campi di rieducazione nello Xinjiang per gli uiguri, di lingua turca e religione musulmana. Veri e propri campi di detenzione

La Cina starebbe ampliando ulteriormente i campi di rieducazione degli uiguri nello  Xinjiang. E’ quanto emerge da un report dell’Australian Strategic Policy Institute (ASPI).

Secondo quanto riporta Bloomberg, i risultati del nuovo report potrebbero andare a sostegno di chiede di punire Pechino per la violazione dei diritti umani nello Xinjiang a predominanza musulmana.  

L’ASPI, un istituto di ricerca sostenuto da Australia e Stati Uniti che segue la rete del campo da più di due anni, parla di circa nuove 61 presunte strutture di detenzione costruite tra luglio 2019 e luglio 2020.

Nel 2020 circa 14 di questi centri erano ancora in costruzione, dopo che le autorità dello Xinjiang hanno affermato che tutti i detenuti si erano “diplomati”.

Vere e proprie strutture detentive

Circa la metà dei campi recentemente ampliati aveva maggiori caratteristiche di sicurezza. Il che indica che da “centri di rieducazione” a bassa sicurezza è in atto una trasformazione a strutture carcerarie.

Un campo di 100.000 mq, aperto a gennaio a Kashgar, vicino al confine con il Kirghizistan, è composto da 13 edifici residenziali di cinque piani circondati da un muro alto 14 metri.

L’ASPI in totale ha identificato 380 presunte strutture di detenzione costruite dal 2017 nella regione, che ha all’incirca le dimensioni dell’Alaska e ospita circa 10 milioni di uiguri di lingua turca.

A circa 70 campi sembrano essere state rimosse le recinzioni interne e i muri perimetrali, secondo il rapporto, inclusi otto campi che mostrano segni di smantellamento.

“Ciò costringe Pechino a confrontarsi con la sua propaganda. Inizialmente hanno detto che non c’erano campi e che ogni segnalazione era una bugia, poi sono passati a dire che questi campi sono necessari, l’unico modo per fermare il terrorismo”, ha detto Nathan Ruser, un ricercatore capo del progetto.

“Attualmente sostengono che le detenzioni siano terminate. Siamo in grado di mostrare la costruzione permanente e la crescita di questo regime di detenzione”.

Le sanzioni Usa

Secondo una valutazione delle Nazioni Unite, l’amministrazione Trump ha già sanzionato 48 società cinesi e il capo del Partito comunista dello Xinjiang, Chen Quanguo, per i loro legami con uno stato di polizia che ha messo in detenzione tra le decine di migliaia e “oltre 1 milione” di Uiguri.

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, ha bollato l’ASPI come lo “zimbello” della comunità internazionale.

“In precedenza abbiamo risposto a vari rapporti fuorvianti e assurdi relativi alla Cina e inventati da questo cosiddetto istituto” ha commentato nel corso di un briefing a Pechino.

Wang ha inoltre parlato di un articolo del quotidiano statale Global Times in cui si diceva che a due studiosi australiani – incluso l’eminente analista cinese dell’ASPI Alex Joske – era stato vietato di entrare nel paese. Ha spiegato che “la decisione di far entrare nel Paese i cittadini stranieri rientra totalmente nella sovranità della Cina”. (Fonte: Bloomberg