Dan Cooper, rapinatore paracadutista: 43 anni fa il colpo in cielo, lo cercano ancora

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Agosto 2014 13:51 | Ultimo aggiornamento: 11 Agosto 2014 13:51
Dan Cooper, rapinatore paracadutista: 43 anni fa il colpo in cielo, lo cercano ancora

L’identikit di Dan Cooper

ROMA – E’ riuscito a dirottare un aereo, farsi dare 200mila dollari e poi a lanciarsi col paracadute. Da allora, sono passati 43 anni, nessuno sa più nulla di “Dan Cooper”, l’uomo che nel 1971 dirottò un volo partito da Portland e diretto a Seattle. Fino a qualche settimana fa, almeno, quando un bimbo di 8 anni ha ritrovato una piccola parte del tesoro di Cooper.

Una storia, quella del rapinatore paracadutista, che comincia il giorno 24 novembre 1971 all’aeroporto di Portland, nell’Oregon. Il protagonista ha un nome, non il suo ovviamente, ma quello con cui compra un biglietto che dovrebbe portarlo da Portland a Seattle, su un aereo della Northwest Orient Airlines. Il biglietto è il 18c e il passeggero si fa chiamare Dan Cooper. 

Solo che Mr Cooper viaggia con una “sorpresa”. Allora non c’era psicosi da terrorismo e i controlli, soprattutto sui voli interni, non erano come quelli di oggi. Così quel 24 novembre Cooper riesce a salire con un bagaglio a mano particolare: una valigetta con dentro una bomba. Il tempo di decollare e Cooper consegna alla hostess un bigliettino: “Ho una bomba nella valigetta”. 

Mr Cooper per non farla esplodere chiede 2oomila dollari e 4 paracadute. All’inizio il personale di volo pensa a un mitomane. Ma quando Cooper apre la ventiquattrore tutti sono costretti a cambiare idea. Parte la trattativa e si decide di accettare le richieste di Cooper. Quando l’aereo atterra a Seattle scendono tutti i passeggeri. A bordo resta il personale di volo, Cooper (un bianco alto circa 1,80 metri con indosso un trench nero) e la valigetta.

Il dirottatore chiede e ottiene il rifornimento di carburante. L’aereo parte di nuovo, senza altri passeggeri. Direzione Messico, come chiesto da Cooper. Vola basso, carrelli aperti, velocità minima. All’improvviso si apre il portellone posteriore. Cooper si getta col paracadute e i soldi. E da allora, per 43 anni, nessuno sa più nulla di lui. L’ultima traccia è il fiume Lewis, a sud di Washington. Cooper si è gettato da quelle parti in una notte con condizioni meteorologiche pessime: pioggia, freddo, vento forte.

Vivo o morto? La sua diventa una leggenda. Con tanto di cercatori d’oro. Negli anni in tanti battono le sponde del fiume sperando di trovare i resti e soprattutto le banconote. Nessuno trova nulla per oltre 40 anni e la Fbi è certa: Cooper non ce l’ha fatta, è morto probabilmente paracadutandosi.  Poi, qualche giorno fa Brian Ingram, un bimbo di 8 anni, trova dei rotoli di dollari consumati dal tempo. Non pochissimi: 5800 dollari. Un primo esame conferma che sono parte del “tesoro” di Cooper. Li ha nascosti sotto un cespuglio e poi non li ha più potuti recuperare? O li ha portati via la corrente? Il mistero resta aperto anche perché in tanti, negli anni, si sono presentati alla polizia dicendo di essere figli, nipoti o  affini. Tutti sbugiardati dal Dna. Il vero Cooper, vivo o morto che sia, resta ancora un mistero.