India, scatta la pena di morte per chi stupra bambine

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 aprile 2018 6:13 | Ultimo aggiornamento: 21 aprile 2018 20:29
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India, scatta la pena di morte per chi stupra bambine

ROMA – L’India decide la linea dura per chi stupra le bambine: la pena di morte per impiccagione. Di fronte ad una irrefrenabile ondata di violenze su minorenni anche in tenera età che hanno scioccato il paese innescando dure proteste, il governo ha adottato ieri, 21 aprile, un decreto che inasprisce tutte le pene per questo genere di reati ed autorizza, in caso di stupro di una bambina di meno di 12 anni, la pena capitale.

Il provvedimento, che introduce fra l’altro tribunali speciali per sveltire i processi, è stato ora inviato per la ratifica al presidente della repubblica, Ram Nath Kovind. Poi sarà trasmesso al Parlamento per una approvazione entro sei mesi. Ma nell’attesa potrà già essere utilizzato per istruire procedimenti penali contro i responsabili di stupro di minorenni.

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La decisione di usare il pugno di ferro per affrontare questa emergenza è stata illustrata dal primo ministro Narendra Modi in una riunione del suo Gabinetto a New Delhi. In essa si è preso atto della forte reazione sociale per episodi costati la vita a bambine fra otto e undici anni (in Kashmir ed in Gujarat), e ad una bimba di meno di un anno (in Madhya Pradesh).

Un fattore questo di grande preoccupazione per il premier e leader del Bjp (centro-destra) che vuole impedire all’opposizione di monopolizzare la battaglia contro la violenza sessuale proprio quando inizia l’ultimo anno del suo mandato quinquennale in vista delle elezioni legislative previste per maggio 2019. Ecco perché il decreto inasprisce in generale le condanne per stupro da sette a dieci anni di carcere, estendibili fino all’ergastolo. Nel caso di vittime di età inferiore ai 16 anni, invece, la pena minima passa da dieci a 20 anni di carcere, anche qui aumentabile fino alla prigione a vita. Per chi si accanisce su bambine di meno di 12 anni, la condanna minima è di 20 anni, ma potrà raggiungere l’ergastolo e addirittura la pena capitale.

Illustrando ai media il provvedimento, un portavoce governativo ha reso noto che esso introduce tempi massimi per l’istruttoria (due mesi), per il processo di primo grado (due mesi) e per l’appello (sei mesi). Il decreto vieta poi la libertà condizionale per chi è imputato di violenza sessuale su una giovane di meno di 16 anni.

Le dimensioni preoccupanti del fenomeno emergono chiaramente da uno studio della ong Child Rights and You (CRY) secondo cui “ogni 15 minuti un minore subisce in India una violenza sessuale”, mentre questo tipo di crimini sono cresciuti fra il 2006 ed il 2016 del 500%.

Da giorni media e social network dibattono il dramma della violenza sulle bambine. Per Abraham Mathai, presidente della Armony Foundation, “fino a quando la nascita delle femmine in India non sarà festeggiata allo stesso livello di quelle dei maschi, la loro vita sarà sempre potenzialmente a rischio”. Ma, intervenendo in un seminario in Punjab, il vice presidente, Venkaiah Naidu, ha sostenuto che la tradizione indiana “è positiva nei confronti delle donne” e che quanto accade va imputato a “secoli di dominazione straniera”.