Indonesia, stuprata dal fratello abortisce: ragazzina di 15 anni condannata a 6 mesi di carcere

di redazione Blitz
Pubblicato il 23 luglio 2018 8:36 | Ultimo aggiornamento: 23 luglio 2018 9:36
Indonesia, stuprata dal fratello abortisce: ragazzina di 15 anni condannata a 6 mesi di carcere

Indonesia, stuprata dal fratello abortisce: ragazzina di 15 anni condannata a 6 mesi di carcere

ISLAMABAD – Era rimasta incinta dopo essere stata ripetutamente violentata dal fratello. Così una ragazzina indonesiana di 15 anni, forse per evitare lo stigma sociale, ha abortito clandestinamente. Ma per la corte distrettuale sia lei che il fratello sono colpevoli, anche se per reati diversi.  [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]

Il ragazzo, diciottenne, dovrà scontare due anni di prigione per aver avuto rapporti con una minorenne. Mentre la ragazzina è stata condannata a 6 mesi di carcere per aver scelto di porre fine alla gravidanza fuori tempo massimo e senza rivolgersi a un ospedale autorizzato. L’aborto è infatti illegale in Indonesia ma è permesso in caso di stupro. Tuttavia, l’intervento dovrebbe essere effettuato entro le sei settimane dal concepimento mentre la giovane ha abortito quando era ormai incinta di sei mesi.

La ragazzina, secondo l’accusa, sarebbe stata aiutata da sua madre a praticare l’aborto clandestino. Anche la donna è finita sotto accusa. In tribunale è emerso che la ragazza era stata violentata otto volte da settembre. A maggio, la gente del posto aveva scoperto il corpo senza testa di un feto vicino a una piantagione di olio di palma. A giugno i due fratelli sono stati arrestati. I pubblici ministeri avevano chiesto in un primo momento che la ragazza fosse incarcerata per un anno e suo fratello per sette anni e ora non escludono di poter fare appello contro la decisione della corte.

Oltre al carcere i due ragazzi dovranno anche sottoporsi a un periodo di riabilitazione in un centro educativo. Le leggi sull’aborto in Indonesia sono state spesso criticate dalle autorità sanitarie internazionali e dai gruppi per la difesa dei diritti delle donne. A loro parere, molte indonesiane sarebbero costrette ad abortire in cliniche illegali. Secondo un rapporto del 2013 dell’Organizzazione mondiale della sanità gli aborti rappresenterebbero tra il 30% e il 50% delle morti tra le madri nel Paese.