Indagava su donne Isis: trovata morta, suicidio a Istanbul?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Ottobre 2015 14:44 | Ultimo aggiornamento: 19 Ottobre 2015 15:44
Jacqueline Sutton indagava su donne Isis: uccisa a Istanbul?

Jacqueline Sutton indagava su donne Isis: uccisa a Istanbul?

ISTANBUL – Jacqueline Sutton studiava la vita delle donne dell’Isis e denunciava il trattamento riservato alle donne nelle zone di guerra. L’ex giornalista della Bbc, 50 anni, è stata trovata morta nel bagno dell‘aeroporto di Istanbul, ma la tesi del suicidio diramata dalle autorità turche non convince. Amici e familiari insistono: “Qualcuno l’ha uccisa, non si sarebbe mai tolta la vita per aver perso un volo”. Una donna forte che faceva parte Wilfp, lega internazionale per la pace e la libertà delle donne, dove prese il posto di Ammar Al Shahbander, ucciso in un attentato a Baghdad lo scorso maggio.

Giacomo Talignani sull’Huffington Post scrive che la morte di Jacqueline assume sempre più i contorni di un giallo e le strane coincidenze sono tante, troppe per far pensare che la giornalista si sia uccisa semplicemente per aver perso l’aereo che dall’aeroporto di Ataturk l’avrebbe portata ad Erbil, in Iraq:

“Ma c’è una circostanza che desta sospetti che non si possono ignorare. Il predecessore di Jacky nel suo ruolo in Iraq all’ IWPR, Ammar Al Shahbander, fu ucciso in un attentato con una bomba sulla sua auto a Baghdad in maggio, attentato in cui furono coinvolte altre 17 persone. Soltanto la scorsa settimana Jacky ha partecipato a Londra a una veglia in suo onore.

La Sutton, che per la BBC aveva lavorato dal ’98 al 2000, per poi dedicarsi ad agenzie di cooperazione internazionale, aveva lavorato in Iraq e Kurdistan con particolare attenzione alla vita delle donne di diversi gruppo religiosi ed etnici, al sistema delle comunicazione dei media in Iraq,e negli ultimi tempi si stava concentrando alla lotta sul ruolo discriminatorio nei confronti delle donne da parte dell’Isis (di cui portava avanti una tesi per il dottorato). Lei, che faceva parte del Wilfp, lega internazionale per la pace e la libertà delle donne, stava combattendo e denunciando da anni proprio quello che – in zone di guerra e in particolare in Iraq e Afghanistan – era il trattamento riservato alle donne del paese (qui uno dei suoi articoli).

Proprio su questo lavoro, sull’autobomba con cui è stato ucciso il suo predecessore e altri indizi, amici e colleghi chiedono che sia fatta chiarezza, perché “nessuno di noi crede al suicidio”.