Ogni 3 brutte notizie, 7 buone. Russia, tetto a media per “proteggere la psiche”

di Daniela Lauria
Pubblicato il 12 Dicembre 2012 13:49 | Ultimo aggiornamento: 12 Dicembre 2012 16:56
Ogni 3 brutte notizie, 7 devono essere buone. Russia impone tetto a giornali-tv

Il presidente russo Vladimir Putin (Foto Lapresse)

MOSCA – Ogni tre notizie brutte, sette devono essere positive.  Addio bad news, eliminate anche le foto cruente, meglio parlare di matrimoni, gossip o dell’ultima battuta di caccia in Siberia di Vladimir Putin. Così la Russia vuole mettere un tetto massimo del 30% al già frenato mondo dell’informazione “per proteggere la psiche della popolazione”. Pena prevista per quei giornalisti che non rispettano il tetto: da 2 a 6 anni di reclusione.

Dopo aver censurato i Maya per frenare gli isterismi, arriva una legge che vieta addirittura di parlare di incidenti stradali per non urtare la sensibilità dei russi. La proposta di legge è stata avanzata da Oleg Mikheev, deputato di un partito filogovernativo e ha subito trovato l’accordo di Putin, tanto che il presidente ha fatto sua l’iniziativa e vorrebbe renderla operativa già a inizio del 2013. Una serie di proposte liberticide sotto un eloquente titolo: “Proposta di legge per la protezione della psiche della popolazione“. Tutto sta nel dare la giusta interpretazione di “negativo” perché stando così le cose, tra una catastrofe naturale, un fatto di cronaca nera e una protesta dei lavoratori, la quota tristezza di un telegiornale è già bella che esaurita.

E poi, la domanda sorge spontanea, un ministro corrotto smascherato e arrestato è da considerarsi una bella notizia? Una protesta anti-Putin è da ritenersi negativa? In quella definizione di “negativo” rientrerebbero anche le stragi del Caucaso e le conseguenti repressioni di terroristi da parte della polizia. Stragi che nel momento in cui vengono censurate è come se non fossero mai esistite, troppo scomode da raccontare e da far sapere, perché “non aiutano a tenere alto il morale”. Risultato: si prospetterà una serie di valutazioni caso per caso per filtrare ad arte ciò che si vuole far sapere alla popolazione e cosa no.

Censurate poi anche le immagini troppo cruente, niente più foto-reportage dai luoghi di catastrofi naturali e di atti terroristici. Niente racconti di maltrattamenti e molestie sessuali. “Per capire la gravità di un episodio – spiega Mikheev – non occorre dover subire il trauma della visione di feriti e copri mutilati”. Non che sia sbagliato contrastare i voyeur dell’orrore ma così il rischio è di alimentare una crescente indifferenza.

Altro punto affrontato dalla legge è infine l’eccesso di pubblicità, troppa anche ai margini delle strade. “Bisognerebbe mettere un freno a questo bombardamento di informazioni – incalza Mikheev – che confondono le idee e estraniano dalla realtà”. Meglio un sano e poco straniante isolamento?